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J’accuse di Roman Polanski: luce sulla verità

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Presentato in concorso per Venezia 76 “J’accuse”- che uscirà col titolo “L’ufficiale e la spia” – di Roman Polanski, assente dal Lido dopo le polemiche della presidente di giuria Lucrecia Martel, nota regista argentina; il film riprende in modo dettagliato tutta la storia del caso francese Dreyfus (interpretato da Louis Garrell) narrato dal punto di vista dell’ufficiale Picquart( Jean Dujardin).

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J’accuse -Roman Polanski

J’accuse – Roman Polanski

L’ultimo lavoro del regista di origini ebraiche punta a recuperare la verità storica sull’ingiustizia perpetrata a fine Ottocento dal governo francese.

E in questa “ accuse” sembra rispecchiarsi l’accesa polemica sul regista, oggi 86enne.

Questo film ha visto la realizzazione dopo almeno 10 anni, e ha incontrato non poche difficoltà, anche per i costi.

Questo non è un tribunale morale ma una Mostra che parla d’arte” ha affermato in conferenza stampa Luca Barbareschi, attore e produttore di “J’accuse”  , insieme a Paolo Del Brocco per Rai  Cinema.

Il regista polacco mette in scena questo scandalo di vaste proporzioni, probabilmente il più clamoroso del diciannovesimo secolo, in cui combaciano l’errore giudiziario, il fallimento della giustizia e l’antisemitismo.

Il caso Dreyfus divise la Francia per dodici anni, causa di  un’autentica sollevazione in tutto il mondo, e rimane ancora oggi un simbolo dell’iniquità di cui sono capaci le autorità politiche, nel nome degli interessi nazionali.

J’accuse -Roman Polanski

J’accuse – Jean Dujardin

Il titolo del monumentate lungometraggio è ripreso chiaramente dall’editoriale scritto da Emile Zola sul giornale socialista L’Aurore, pubblicato sotto forma di lettera aperta al presidente della Repubblica francese Faure il 13 gennaio 1898.

Questa pubblica denuncia contro i persecutori di Alfred Dreyfus e contro le illegalità commesse, causò allo scrittore un anno di carcere. 

L’opera diventa foriera di un messaggio molto importante e attuale: anteporre i valori di verità e giustizia.

Il personaggio di Picquart può essere un esempio da dare alle giovani generazioni. Girato in lingua francese, cosa impensabile già soltanto 8 anni prima, quando  se ne parlava come di un film fruibile a livello internazionale, per forza in inglese.

Vengono così recuperate l’identità linguistica e la storia europee, che hanno le loro radici nella Storia. 

Dujardin in conferenza stampa ha spiegato:

Polanski è esigente. È come uno sciamano che ti guida nella recitazione. Ti lascia prendere il tuo tempo per dare il meglio. È il risultato è un gran film”.

Louis Garrell, che appare molto meno durante il film, ricorda di avere letto in Dostoevskij che “L’arte mira a fare del bene “, e questo dev’essere il proposito insito in “J’accuse”. 

A sottolineare la fragilità di Dreyfus le musiche del celebre Alexandre Desplat:

La musica anticipa ciò che stiamo per scoprire nel film. È un’opera sulla tragedia di quest’uomo, per cui a un tratto tutta la musica diviene ‘ stupida’”.

Nell’ossessiva ricerca di violenza, la cinepresa di Polanski  è l’occhio che getta la luce della verità sui fatti storici, per raccontare al mondo la macchina infernale applicata a quest’uomo innocente.

 “L’ufficiale e la spia” uscirà nelle sale italiane il 21 novembre.

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luindi

Giornalista pubblicista, laureata in filosofia. Sempre a caccia di novità nel campo dell'attualità, dell 'arte e soprattutto in ambito cinematografico..