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Vita nella Banlieue – Banlieusards, sguardo cinematografico per fare il punto sui quartieri

Fra Cinema, Politica e Società francese, passano i decenni ma la musica non cambia...

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"Vita nella Banlieue - Banlieusards" , sguardo cinematografico per fare il punto sui "quartieri"

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Il tema della Banlieue o meglio Periferia, per noi italiani, severi seguaci della Accademia della Crusca, rimane una sorta di tema “tabu’“.

Argomento buono solo per ravvivare il dibattito politico in tv per raccattare consensi o per documentare solo i fatti più deprimenti dove il degrado sociale e la rivolta popolare spesso riaffiorano.

Eppure a pochi chilometri dal centro di Parigi ci sarebbero ancora giovani capaci che vorrebbero un’alternativa rispetto al destino di vendere una nuova partita di hashish o di polvere bianca.

Uno degli episodi più emblematici e meglio riusciti di questo tipo di narrazione rimane il capolavoro “La Haine” (“L’Odio”) del 1995 e che permise a Mathieu Kassovitz di entrare non solo nelle posizioni alte del botteghino, ma addirittura nell’Olimpo della storia del Cinema.
Dal 1995 le cose non sono poi cambiate di molto.

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Cambiano generazioni e volti ma il sottofondo rap che accompagna gli spostamenti urbani dei ragazzi è lo stesso con la stessa tensione e clima oppressivo di una passeggiata della morte fra l’uscio domestico e la prima fermata della linea metropolitana mentre gli sbirri attendono.

Cambiano le forme ma non la sostanza. Il bianco e nero di Kassovitz lascia spazio al colore e la narrazione se vogliamo più televisiva di “Vita nella Banlieue” dell’autore e interprete Kery James, nome già conosciuto nel mondo del rap e che regala alla colonna sonora di questo film tre pezzi inediti e di ritmo serrato.

Titolo che non lascia quindi spazio alla interpretazione stavolta. Intraducibile in italiano la parola “Banlieusards” che in Francia ha una connotazione ancora più estrema e ghettizzante delle persone che popolano i quartieri più lontani e che sarebbero comunque parte di una francesita’ non riconosciuta sebbene stiamo parlando delle nuove generazioni.

"Vita nella Banlieue - Banlieusards" , sguardo cinematografico per fare il punto sui "quartieri"

Banlieusards se vogliamo allora sgarrare la nostra regola, non è un ripiego né uno spin-off, né un sottoprodotto di drammi già visti ed affrontati anche nel settore giornalistico.

In periodo di pandemia globale, di fronte all’assenza di nuove produzioni e lungometraggi, grazie alla piattaforma di Netflix che diventa una perfetta miniera d’oro, il film di Co-regia James e Sy, è una sana occasione per riprendere da capo la tematica dello scontro sociale e delle differenze che inevitabilmente si creano anche a seguito della avanzata populista nella politica europea e di una Francia che non si dimostra esente da tendenze estreme che si tramandano da padre in figlia nel caso dei Le Pen…

Come è cambiato l’approccio verso l’integrazione e le opportunità di equilibrio sociale e pari opportunità nella Parigi del nuovo millennio ?

Se quella di Kassovitz era una previsione, quella adesso del duo James/Sy è una certezza. Il responso è ancora negativo e il cinema diventa terreno di analisi dove vengono messi in campo sapientemente più spaccati di vita e di contesti operativi seguendo da vicino le dinamiche di tre fratelli della famiglia Traore’, senegalese di origine e con una sola madre ad occuparsi di supervisionare il destino di Demba, fratello maggiore e spacciatore a rischio, il mediano Soulaymaan promettente avvocato e il più giovane Noumouke’, liceale in cerca di guai ma soprattutto in preda ad un bivio esistenziale che diventa il motore narrativo principale.

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Banlieusards sfodera il suo primo colpo vincente in questa scelta da parte di Noumouke’ sul modello da seguire. Sarà la sregolatezza di Demba? O il rispetto delle regole di Soulaymaan?

Difficile dilemma all’interno di un contesto che offre ancora parecchi pregiudizi verso gli abitanti dei sobborghi di Parigi e dove i licei non hanno cambiato la fisionomia di ricettacolo di spaccio, insulti fra bande e occasioni di furti allettanti solo sulla carta.

Nulla di diverso dalla Parigi fotografata proprio un ventennio prima da Kassovitz che magicamente appare con un ruolo di contorno quasi a fare da padrino per questo nuovo battesimo cinematografico.

Ed è una sorpresa che aggiunge un tocco di classe e un ulteriore marchio di fabbrica ad un film già ben riuscito dove la forza è ben calibrata in questo rapporto di conflitto e fratellanza trascinato dalla sicurezza di Kery James in doppia veste di autore e attore ma coadiuvato ottimamente da Jammeh Diangana e un tenero Bakary Diombena.

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Ma la vera forza del film risiede nella sua seconda parte che apre a riflessioni maggiormente sociologiche e politiche abbandonando le atmosfere degne del poliziesco e del dramma a sfondo sociale che potrebbero ridurre gli spettatori più critici ad accostare Banlieusards ad una versione transalpina di un Gomorra partenopeo.

Qua è diverso e non solo per la tipologia di prodotto cinematografico e di durata narrativa che sintetizza le vicende nel corso di due ore. In questo caso il percorso diventa praticamente “tesistico” e si appoggia ad una narrazione che dedica una sequenza intera ad un dibattito che fa parte della storia ma basa le sue radici su normali disquisizioni politiche che avvengono normalmente nei salotti televisivi e fra cittadini al bar o nelle ambientazioni pubbliche.

Senza banalizzare nulla James ci regala una delle migliori scene di diatriba avvocatizia e di argomentazione di una tesi in aula nello scontro della finale del contest universitario dove il tema (non a caso) è quello dello “Stato francese come principale responsabile del degrado delle periferie”.

Scena rischiosa e audace che si potrebbe prestare ai facili attacchi pretestuosi di chi vede nel racconto una facile rivalsa dei francesi di seconda generazione. Ma non è così. La sceneggiatura di James e Sy non è impreparata per questa fase saliente e complice un’interpretazione perfettamente assortita del duo Diangana e Chloe Jouannet, nella parte della donna sfidante e amante di Souleymaan, si rivela uno dei momenti di maggiore pathos e analisi di un film che non è solo ruvido e non si muove solo a colpi di pistola e “gros mots”e slangs.

Ovviamente il sentimento anche di questo rapporto conflittuale fra due ragazzi di due differenti mondi sociali, ma con la stessa professione, apre anche uno spiraglio alla passione degna di un Romeo e Giulietta. Anche se in questo caso non sono le famiglie il problema ma i pregiudizi sociali di un mondo che sembra non evolversi.

"Vita nella Banlieue - Banlieusards" , sguardo cinematografico per fare il punto sui "quartieri"

Può esistere un nuovo inizio senza dubbio al di fuori della banlieue. Ma il grido di aiuto forse rimane sempre lo stesso nonostante il passare gli anni.

Non è tanto la rivincita al di fuori dal quartiere, ma permettere di risollevare e ridare dignità e futuro al quartiere.

Problema che si consuma in tutti punti del globo e dove le metropoli come Londra, Parigi, Roma e Milano diventano sorelle sotto lo stesso cielo e sotto lo stesso destino.

Unico dilemma è capire se ci sarà ancora tempo per il cambiamento, perché una città e un quartiere possono diventare prigioni esistenziali quando i rapporti sono logori, le vendette sono dietro l’angolo e il destino stesso è una variabile che come sempre non perdona.

Menomale che esiste ancora un lungometraggio per rifletterci sopra.

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Titolo originale Banlieusards
Paese di produzione: Francia
Anno:2019
Durata: 96 min
Dati tecnici: Colore

Genere: drammatico
Regia: Kery James, Leïla Sy
Soggetto: Kery James

Interpreti e personaggi:

Kery James: Demba Traoré, il pusher

Jammeh Diangana: Soulaymaan Traoré, l’aspirante avvocato

Bakary Diombera: Noumouké Traoré, il fratello piccolo

Chloé Jouannet: Lisa Crèvecœur, la controparte di Soulaymaan nella disputa universitaria

Mathieu Kassovitz: Dominique

Slimane Dazi: Abdel

Ange Basterga

Bertrand Périer: Maître Mirabeau

Cherine Ghemri: Sofia

 

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Simone Sollazzo