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The wolf of Wall Street

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The-Wolf-of-Wall-StreetMartin Scorsese ci aveva introdotto in un mondo fatto di intrighi, di lusso e di sete di soldi. “Casinò” e “Quei bravi ragazzi” parlavano già degli appetiti dell’individuo che vuole aderire al tanto agognato “american dream”. Ma stavolta ha realizzato, assieme all’amico e coproduttore Di Caprio, il film che aveva in testa da tempo: “The wolf of Wall street”, biopic di Jordan Belfort, broker realmente esistito che scrisse la propria autobiografia.

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The-Wolf-of-Wall-StreetNon è immaginazione, come in “Goodfellas”, ma materia viva e reale quella che costruisce il film. Quasi 180 minuti, ovvero tre ore di grande cinema. Ritmo, colonna sonora rock delle più coinvolgenti, sesso, droghe, vita sregolata ma con la costante dell’avidità come linea conduttrice di un’esistenza dove null’altro conta se non “mai vivere in un modo normale”, come afferma durante alcune scene Wolf- Leonardo.

The-Wolf-of-Wall-StreetThe-Wolf-of-Wall-StreetQualcuno ha tacciato il lungometraggio di volgarità, ma la cosa è voluta, perché si tratta di ritrarre il quadro di una finanza drogata, portata all’eccesso, senza freni e davvero volgare: uno specchio della società anni ’80, che qui parte dall’ottobre 1987, da quel lunedì nero in cui anche Belfort si era imbattuto all’inizio della carriera. Instradato all’ottica di Wall street da Mark Hanna (Matthew McCounaghey), poco tempo dopo incontrò il vicino di casa Donnie Azoff (Jonah Hill), venditore di camerette per bambini che immediatamente lasciò il lavoro e col quale fondò una società che ben presto si estese e prese il nome di Stratton Oakmont, nata realmente come casa di brokeraggio a Long Island. Il successo fu incredibile, soprattutto grazie alle qualità di spietato venditore-agente di borsa, Jordan.

The-Wolf-of-Wall-StreetIl gruppo fondato assieme a Donnie diventerà un insieme di ex-nullafacenti agguerrito e pieno di risorse: “Tappetino”,  il classico nerd che studia ogni mossa, un certo Ming, cinese che dalla malavita e spaccio passerà al call center finanziario, Brad, spacciatore palestrato e nervoso, Spike, il nevrotico, Manny il bonaccione (la carrellata di personaggi è degna di “Trainspotting” ). La storia proseguirà con l’incontro di Belfort con la duchessa Naomi Lapaglia ( Margot Robbie) a una delle dispendiose feste organizzate dalla Stratton, con cui si sposerà e avrà dei figli, ma anche con la vita parallela distorta da droghe sempre più pesanti.

E’un personaggio che non riesce a fermarsi e non ha mai limiti, se non l’irrefrenabile impulso di scavalcarli, di auto-divorarsi, annullarsi ma vivere fino in fondo la sua visione. Incredulo di fronte all’FBI che decide di indagare sulle sue sospette fortune finanziarie, irritato da una moglie sempre più distante, amico-fratello di Donnie, fino all’epilogo che cozza contro una realtà che stordisce più di qualsiasi stupefacente provato prima. Leggendo tra le righe, il film segna un incontro tra le esperienze psicotrope di Belfort e dello stesso regista, che descrive bene i comportamenti ossessivi e paranoici, l’adrelina e lo stordimento, fasi alternate della stessa medaglia, con movimenti di macchina vertiginosi.

The-Wolf-of-Wall-StreetIl lupo in un mondo di leoni dunque, come il leone è il simbolo della Stratton Oakmont, in una Wall Street il cui emblema  è il toro: dinamiche animalesche celano istinti primordiali in una lotta per il potere all’interno di una giungla camuffata da colletti bianchi sorretti dal capo che, come su un palcoscenico, li incita a sbranare le prede in linea al telefono. Il regista americano, già premiato in passato con Cèsar, David e Oscar, recentemente lo è stato anche per la categoria film commedia e come migliore attore ai Golden Globes 2014, candidato a 5 premi Oscar come miglior attore protagonista, miglior regia e miglior film.

“The Wolf of Wall Street “si può descrivere come  uno dei  film più riusciti di Scorsese, molto probabilmente segno di una certa maturità in campo cinematografico. Si può dire lo stesso per Di Caprio, maturo al punto giusto da recitare tutto ciò che un attore possa nell’arco di alcune ore. Interpreta il paradigma della vita come un’inarrestabile ascesa al successo, perché, come dice il lupo di Wall Street: “Di più non basta mai.”

Di Luisa Galati

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna