vegetariani sono più fortunati dei carnivori macellazione 1

     Ebbene, cari cristiani della domenica, sappiate che il vero cristiano è vegetariano, come l’iniziato e l’aderente alla dottrina autentica di qualunque credo o religione. Costoro infatti conoscono il principio del karma e quello dell’evoluzione spirituale, e non li sottovalutano come a torto fanno gli pseudocristiani di oggi. Così, se Leonardo da Vinci comperava dei polli al mercato solo per liberarli, i brahmani e i buddhisti fondano ospedali per gli animali malati e preparano rifugi persino per gli insetti, come ci ricorda H.P. Blavatsky, e i seguaci della setta giainica preferiscono perder tempo a spazzare via dal loro cammino gli insetti indifesi piuttosto che privare della vita, con indifferenza, il più minuto di essi.
vegetariani sono più fortunati dei carnivori SrilaPrabhupada+saviour    Ecco l’opinione di Srila Prabhupāda, espressa nel corso di un’intervista:

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Srila Prabhupāda: «(….) Certamente il cristianesimo dà ampia possibilità di comprendere Dio, ma nessuno è veramente interessato. Per esempio, la Bibbia ordina: “Non uccidere!”, eppure i mattatoi più moderni sono progettati dai cristiani.»
(…)
Sandy Nixon: «Si può migliorare sul piano sociale diventando coscienti di Krishna?»
Srila Prabhupāda: «Sì. Come lei può constatare, i miei discepoli non bevono sostanze alcoliche, non mangiano carne e godono di ottima salute, protetti da tutte le malattie serie. In realtà, il fatto di non mangiare più carne non è un sintomo di coscienza di Krishna ma di civiltà. (…) L’umanità non si è neppure civilizzata: solo l’uomo selvaggio uccide bestie innocenti per mangiarsele.»

Mi rendo conto che il mio ripetere con insistenza che non è giusto mangiare gli animali – che non è giusto uccidere – potrà dar fastidio a molti lettori, eppure, come credo abbia detto Martin Luther King, prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è nè sicura, nè conveniente, nè popolare, ma bisogna prenderla perché è giusta.
Proprio così: talvolta la verità è scomoda e non vorremmo sentirla, ma una volta che sappiamo che cosa sarebbe giusto fare, vogliamo continuare a fare ciò che è sbagliato solo perché siamo abituati a farlo, o vogliamo correggere il nostro comportamento e cominciare a fare quello che è giusto?
Perciò ora mi rivolgo a te, caro lettore carnivoro – a te personalmente. Davvero non riesci a capire che è profondamente sbagliato togliere la vita ad altri esseri viventi, per qualsiasi ragione lo si faccia? E non importa se lo fanno tutti. Non è una giustificazione.
Anche su questo argomento si è espresso in maniera più che appropriata il saggio Belzebù di Gurdjieff quando ha detto:

Orbene poiché l’insieme di tutti i tipi di esseri costituisce la forma del processo d’esistenza universale richiesta dal Nostro Creatore Comune, l’essenza di ciascun essere Gli è ugualmente preziosa e ugualmente cara.
Per il Nostro Creatore Comune gli esseri non sono che particelle d’esistenza di una sola Essenza, spiritualizzata da Lui.
Ma che cosa vediamo succedere intorno a noi?
Una delle forme di esseri creati da Lui, nella cui presenza Egli ha riposto la sua speranza per il bene a venire di tutte le cose esistenti, s’è messa a dominare le altre forme e a distruggerne l’esistenza a dritta e a manca abusando dei propri vantaggi – e presume di farlo “in Suo nome”.

     A mio avviso, questo vale per l’antico «vezzo» di sacrificare gli animali agli dei, come per quello di cibarsene.
E ora, per favore, non rifilatemi la solita manfrina che – lo so – avete già sulla punta della lingua, la solfa secondo la quale l’uomo è onnivoro sin dall’alba dei tempi e tutte quelle balle. Se uno è abituato sin dall’infanzia a dare una craniata contro il muro tutte le mattine come si sveglia, ciò non toglie che la sua qualità di vita migliorerebbe considerevolmente, qualora smettesse di farlo. Se poi questa craniata mattutina, a lungo andare e per qualche ragione a dir poco perversa, procura a costui persino una certa misura di piacere, allora questo vuol dire che gli si è allentata qualche rotella nel cervello, a furia di pigliare il muro a craniate, e non certo che fa bene a fare quello che fa.

Obiezioni
«Spiegami una cosa» mi ha detto un amico poco tempo fa. «Da quello che ho capito, se diventiamo vegetariani, o – ancora meglio – vegani, miglioriamo il nostro karma. Eppure anche i vegetali sono esseri viventi. Anche cogliendo e mangiando dei vegetali, uccidiamo degli esseri viventi. Quindi che differenza c’è tra mangiare un pollo o una carota?»
«Se mangi una carota, la sofferenza provocata, e la corrispondente sanzione karmica, sono inferiori. Infatti la forma di vita vegetale, essendo meno evoluta rispetto a quella animale – meno cosciente, voglio dire – soffre meno di quest’ultima, sicché il carico di sofferenza che andrà ad appesantire il tuo karma è inferiore. Insomma, è vero che anche una pianta soffre, quando viene sradicata e fatta a pezzi, ma trattandosi di una forma di vita meno sofisticata e complessa rispetto all’animale, priva di nervi, di ghiandole, di recettori del dolore e così via, la sofferenza che provochiamo uccidendo una pianta è minore di quella che provochiamo uccidendo un animale, e così pure il corrispondente debito karmico.»
Sharon Gannon dice: «Lo yogi si sforza di causare meno dolore possibile, ed è chiaro che sostenere una dieta vegetariana sia meno dannoso per il pianeta e per tutte le creature.» Per la stessa ragione, uccidere una formica è meno grave che uccidere un vitello. Essendo una forma di vita meno sofisticata, la formica infatti soffre meno del vitello. Come scrive Pabonka Rimpoce: «uccidere un elefante è un atto più grave dell’uccidere un insetto. Uccidere animali dal corpo colossale o dotati di una grande forza fisica è un’azione negativa più grave perché essi patiscono una maggiore sofferenza. In alcuni paesi si bruciano vivi rane, pollame e insetti: sono azioni gravi per la loro natura, sia per l’azione in se stessa.» E che dire delle aragoste che vengono bollite vive nelle cucine dei nostri ristoranti?

vegetariani sono più fortunati dei carnivori Vegan FoodLe ragioni profonde del vegetarianismo
Ho scoperto che l’ultimo grido in fatto di alimentazione è il fruttarismo. I fruttariani sostengono che i nostri antichi progenitori si nutrivano semplicemente di frutta, di noci e di semi e che la frutta è il cibo più adatto alla specie umana. Naturalmente penso sia un comportamento eccessivo e ritengo che oggi sia sufficiente evitare di nutrirsi di animali, ma a livello teorico posso capire il ragionamento dei fruttariani. Insomma, l’idea è che tutta la Creazione è in via d’evoluzione: quindi non solo il regno umano, ma anche il regno animale, il regno vegetale e persino il regno minerale. Dunque, in teoria, anche mangiando i vegetali si arreca un danno all’evoluzione nel suo complesso, anche se questo danno è di minore entità rispetto al danno che si arreca all’evoluzione mangiando animali.

     Da quello che ho capito, è una questione di potenzialità evolutive. E le potenzialità evolutive di ciascun regno dipendono dalla velocità con cui esso evolve. Aumentando il livello di evoluzione, aumenta anche la velocità con cui il regno in questione evolve. Il regno minerale è il più lento a evolvere. Il regno vegetale è già più veloce. Poi viene il regno animale, seguito da quello umano, che è il più veloce di tutti. Ora, alla velocità di evoluzione di ciascun regno corrisponde il valore – potremmo dire l’importanza – del regno stesso dal punto di vista dell’evoluzione complessiva della Creazione. Di conseguenza, il danno arrecato all’evoluzione nel suo complesso sopprimendo un animale a scopi alimentari è superiore al danno arrecato all’evoluzione nel suo complesso sopprimendo un vegetale.
A prescindere dal compenso o dalla sanzione karmica, ponendo come presupposto che vita significa esperienza ed esperienza significa evoluzione, si tratta dunque di adottare un’alimentazione che interferisca il meno possibile con l’evoluzione delle forme di vita e quindi con la vita stessa. Se adottiamo questa logica, è evidente che la peggiore forma di alimentazione è quella che comporta l’uccisione di forme di vita animali, cioè l’alimentazione carnivora, in quanto l’evoluzione animale è la più preziosa dopo quella umana. Essa infatti ha un importanza maggiore rispetto, per esempio, a quella vegetale, perché è l’evoluzione che procede più rapidamente dopo quella umana. Certo, tecnicamente anche mangiando i vegetali si finisce per interferire con l’evoluzione perchè la vita vegetale è anch’essa vita in evoluzione. In questo senso, i più avanzati sarebbero proprio i fruttariani radicali, che mangiano solo frutti già caduti dall’albero. Infatti, cibandosi di un frutto che già ha raggiunto il culmine dello sviluppo e che è in fase discendente, in fase «morente», questo tipo di fruttariano non interferisce nemmeno con l’evoluzione della pianta.

     Naturalmente, non è necessario arrivare a tanto. Basterebbe astenersi dal nutrirsi di animali. Anche Max Heindel sostiene «che quando prendiamo una vita distruggiamo la forma che Dio ha costruito per manifestarsi». «Gli animali inferiori stessi sono degli Spiriti in via di evoluzione, e sono dotati di sensibilità» scrive. «Il bisogno di acquisire esperienza li spinge a costruirsi diverse forme che sono i loro veicoli. Quando togliamo loro questi veicoli li priviamo di un’occasione per acquisire esperienza. Ben lungi dall’aiutarli, noi ostacoliamo il loro progresso.»

     In India l’atteggiamento corretto è detto ahimsā (non violenza). «Significa non interrompere l’evoluzione di nessun essere vivente» spiega Srila Prabhupāda. «Non si deve credere che poiché la scintilla spirituale non muore mai e sopravvive anche quando il corpo muore, non ci sia niente di male nel massacrare gli animali per mangiarseli. Oggi la gente preferisce nutrirsi di carne animale, nonostante abbia a disposizione grandi quantità di cereali, frutta e latte. In realtà non c’è alcun bisogno di abbattere gli animali. (…) L’uomo desideroso di avanzare nella realizzazione spirituale non deve, in nessun caso, fare violenza agli animali quando il nutrimento è in abbondanza. La vera ahimsā consiste nel non frenare lo sviluppo di un essere, di qualunque specie esso sia. Gli animali, trasmigrando da una specie all’altra, progrediscono seguendo una certa evoluzione, ma se un animale viene ucciso, il suo progresso è rallentato. Infatti, prima di elevarsi alla specie animale superiore dovrà ritornare nella specie che ha prematuramente lasciato per completarvi il suo dovuto numero di giorni o di anni. Non si deve dunque rallentare l’evoluzione degli animali solo per soddisfare il proprio palato.»

Di Pier Francesco Grasselli, La Ricerca di Se stessi, estratti dal 2° e dal 3° volume.

www.pierfrancescograsselli.com

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