Photo credit Novelli

imageVenezia, 3 settembre: nel pomeriggio è avvenuta la cerimonia di premiazione “Persol visionary talent ” a Jonathan Demme, in una sala Darsena gremita da pubblico e critici. Demme, regista di opere come “Philadelphia” e “Il silenzio degli innocenti”, già premio Oscar, ha rivelato ai presenti la sua gioia per essere alla 72. Mostra d’arte cinematografica di Venezia.

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Lele Marchitelli con Serena Dandini e uno degli autori di Italian gangsterA seguire, è stato proiettato per la sezione Orizzonti il film documentario “Italian gangsters“, in concorso alla mostra, per la regia di Renato De Maria, il quale ha dichiarato: ” Il film racconta, attraverso  le gesta di criminali, l’identita’ e l’emancipazione del nostro paese che cercava di arricchirsi e di uscire dallo stato di frustrazione provocato dalla guerra. Questi banditi erano parte integrante della societa’, erano popolari e venivano disegnati a fumetti. Per certi versi c’era una sorta di identificazione. Non a caso i loro colpi ispirarono i fumetti”.

L’opera è un piacevole mix tra monologhi alla vecchia maniera recitati da attori di teatro, e testimonianze e documenti dell’epoca, il tutto ben ritmato da una colonna sonora ben calibrata, ideata dal musicista Lele Marchitelli – che è anche il marito di Serena Dandini -.

Uno degli interpreti, Andrea Di Casa, che nel film è il bandito Host Fantazzini, emergente per il grande schermo ma proveniente da anni di teatro, ha spiegato per DVclub in un’intervista subito dopo la proiezione e i lunghi applausi: “Renato De Maria aveva già in mente dì realizzare il film con attori di formazione teatrale. Ci ha chiamato e ha voluto noi”. Di Casa è apparso visibilmente emozionato, e con lui anche il regista, compagno della nota attrice Isabella Ferrari. Gli altri protagonisti sono il giovane Francesco Sferrazza Papa, (Ezio Barbieri, l’unico bandito ancora vivente oggi 92enne), Luca Micheletti ( Luciano Lustring, il cosiddetto “Solista del mitra”), Sergio Romano (Paolo Casaroli chiamato il ‘Dillinger bolognese’),  Ottobrino ( Pietro Cavalero) e Paolo Mazzarelli ( Luciano De Maria ); ebbene sì, sono i nomi di altrettanti banditi che hanno attraversato i decenni della Milano antecedente il boom economico e della vecchia Torino in cui dominava la Fiat.

Renato De Maria, e a sinistra l'attore Andrea Di Casa, fotografati in sala Darsena dopo la proiezioneIl docu-film fa rivivere queste pagine di storia italiana  dal punto di vista dei “cattivi”: parliamo di anni in cui si andava dentro per 20 anni per una rapina. Eccellente l’accostamento di un “non – luogo” da cui i protagonisti si raccontano e si affacciano con intensi primi piani, e del movimento dato dagli intermezzi tratti dai notiziari reali di quegli anni provenienti dall’Istituto Luce e dalle Teche Rai. Non solo, ci sono anche immagini dei film di genere degli anni ’70, da quelli di Deodato a Bava. Ma nei monologhi che diventano via via racconti intimi e umani, è  come se i banditi fossero chiusi in una scatola buia, con una finestra sulla storia che è scorsa fino a oggi. Uno specchio della società il cui eco ci raggiunge ancora e fa emozionare. Italian gangster ci rimanda al nostro passato, anche se in maniera contemporanea, ci ricorda la povertà e la crescita di un Paese attraversato da lacerazioni sociali e politiche, in cui, come dice uno dei banditi ” la tragedia del pazzo è che ha ragione “.

Di Luisa Galati

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