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Morti nelle RSA: siamo TUTTI corresponsabili!

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i numeri che arrivano dalle case di riposo in periodo di coronavirus sono terribili, che non possono non colpire, anche i meno sensibili.

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Questi numeri ci fanno sentire in colpa, tutti noi, come società “civile”, e conseguentemente ecco che siamo circondati da chi cerca di dare spiegazioni logiche, chi sciorina statistiche, chi invita alla solidarietà, chi suggerisce di rifugiarsi nella preghiera, chi contesta il politico di turno, chi denuncia e ipotizza mancanze.

Ma le morti restano, e con esse il nostro senso di inadeguatezza e impotenza, sensazione che stiamo finalmente riscoprendo e che ci sta riportando con i piedi sulla terra.

Ed ecco che, in tempi di isolamento forzato, senza l’inutile frenesia del “fare” che ci attanagliava fino a poche settimane fa, ci ragioniamo sopra, e nascono interrogativi banali quanto inspiegabili.

Costruiamo stazioni spaziali internazionali, ma non sappiamo mettere al sicuro i nostri genitori?

In nome del progresso abbandoniamo quelle stesse radici che hanno generato le persone che oggi lo progettano e costruiscono?

Che sia un paradosso o un segno dei tempi (malati, in tutti i sensi) è difficile dirlo e molto probabilmente non lo sapremo mai

Di sicuro stiamo dimostrando tutta la nostra debolezza, e gli anziani continuano a lasciarci in modo copioso, nel totale silenzio e anonimato.

E quando ci sono responsabilità, noi dobbiamo trovare il colpevole, perché siamo fatti così, dobbiamo liberarci la coscienza attribuendo a qualcun altro l’insieme dei nostri errori accumulati nei decenni trascorsi.

In questi giorni tutti i dibattiti si stanno focalizzando sui numeri impressionanti che arrivano dalle RSA, lanciando strali verso chi ha “lasciato da sole” le strutture e il personale medico.

Certo, che qualcosa non ha funzionato è ovvio, ma le fosse comuni viste in questi giorni a New York, la città dove favoleggiamo passare il nostro Capodanno a Times Square, ci dicono che abbiamo TUTTI un problema di civiltà e cultura.

Quella (presunta) civiltà occidentale che spesso ci porta a considerare i nostri stessi genitori un peso, un fardello ingombrante, una spesa, anche se poi sappiamo che le loro pensioni non di rado rappresentano un’entrata importante dei bilanci familiari.

Volete la VERA statistica?

La maggioranza delle persone considera gli anziani un peso. Punto.

Ammettetelo, non siamo santi, siamo persone largamente imperfette e riconoscere i propri limiti è il primo passo per abbandonare l’ipocrisia, il falso perbenismo.

CI sono delle eccezioni, ovviamente, anche eccellenti, dove l’anziano è considerato una risorsa e a onor del vero qualche timido passo si sta vendendo anche in italia almeno nell’ultimo decennio.

Ma troppo spesso queste iniziative sono legate ad anziani che siano “attivi” e inseribili in contesti di utilità sociale. Dopo tale fase anche loro sono messi “in cantina”, insieme alle cose che non servono più.

Eppure basta davvero poco, una parola, un saluto, guardare un telefilm insieme, una volta ogni tanto, sono piccole cose che ogni familiare può offrire, senza “costi” per il bilancio familiare e senza “rubare” tempo al nostro andamento da formichine operose che, come stiamo realizzando, è frutto della visione malata di una società che in realtà non esiste più.

Ma più di ogni altra cosa ciò che possiamo fare è ascoltarli.

Pensateci bene, una persona che ha vissuto nell’epoca precedente alla nostra potrà darci una visione che noi non potremo MAI avere, unitamente alla saggezza maturata in un percorso di vita che noi dobbiamo ancora percorrere.

Parlare con queste persone aiuta a capire che tutto ciò che per noi è indispensabile in realtà è spesso superfluo, che la nostra frenesia non porta felicità, che l’ostentazione non dovrebbe mai essere uno stile di vita, che il nostro mondo iperconnesso non potrà mai regalare le gioie dell’attesa, apprezzandone ogni singolo momento.

I Vecchi siamo noi stessi, sono dentro di noi e quando tutto questo sarà finito dovremo farci carico di rivedere il nostro rapporto con loro, magari avendo l’umiltà di mettersi nei loro panni per capirli meglio.

Il mondo dell’arte e della musica si è mosso anche stavolta per sensibilizzare tutti

Ad esempio, “Amare a distanza” è il video dedicato agli anziani realizzato da Clevercut con l’Ufficio stampa dell’ISS, Un messaggio che invita a restare accanto alle persone anziane durante questa emergenza, usando le tecnologie disponibili.

Claudio Baglioni ha concesso l’utilizzo della musica “I Vecchi”  per l’iniziativa.

Anche artisti meno noti hanno interpretato quel bellissimo brano, come Valerio Simonelli, di cui proponiamo il video qui sotto.

Il testo del brano è toccante e facilmente condivisibile, perché dice cose che conosciamo, le abbiamo sempre sapute.

Ecco perché sorge il timore che quando Covid19 sarà superato il mondo si ritufferà in quella folle corsa senza fine, dimenticandoci questo periodo e gli insegnamenti che può e deve consegnarci.

La speranza è che quel numero impressionante di anziani che ci stanno lasciando, nel totale anonimato e solitudine, sia il primo passo verso un cambiamento nella nostra società, cosa di cui abbiamo un disperato bisogno.

Articolo di Marco Forconi – Fonte: Dreporter.it

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Marco Forconi

CEO & Founder di DReporter.it, Network digitale di informazione diffusa. Laurea in Marketing & Business Management e solido background informatico. Consulente Web & Marketing.Formatore e Docente Corsi Por-FSE.