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MILANO E IL GIARDINO DELL’UTOPIA – L’ ISOLA PEPE VERDE

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Un gruppo di abitanti del quartiere Isola di Milano hanno dato vita ad una realtà unica nel suo genere: l’ Isola Pepe Verde. Si tratta di un giardino condiviso nato dal lavoro di alcuni abitanti che, a causa dei cambiamenti apportati dal nuovo progetto urbanistico di Porta Nuova, hanno deciso di creare questo spazio innovativo.

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L’intervistatore Nicolò Barattini, di cui abbiamo letto il reportage, ha fatto una passeggiata all’interno della comunità ed ha avuto la possibilità di conoscere Mariette Schiltz e Bert Theis, due coniugi ed artisti originari del Lussemburgo che hanno dato un grande contributo alla realizzazione dell’ Isola Pepe Verde.

Abbiamo riportato di seguito una versione ridotta dell’intervista per alleggerire l’articolo.

MILANO E IL GIARDINO DELL’UTOPIA - L’ ISOLA PEPE VERDE

N: Dove ci troviamo in questo momento?

Mariette: “Questo è il giardino di Isola Pepe Verde, siamo a Milano in Via Pepe al numero 10. Questo spazio è un ex deposito edile che è stato abbandonato per quasi vent’anni. Quando nel 2007 l’amministrazione comunale di allora aveva privatizzato i giardini tra via Confalonieri e via de Castillia, il quartiere Isola si è ritrovato senza neanche una panchina. Allora ci siamo guardati intorno per trovare un rimedio e abbiamo individuato questo luogo e abbiamo preso l’iniziativa chiedendo al comune di darcelo in gestione. In quel momento i giardini condivisi ancora non esistevano; noi, dopo tre anni di feste, raccolta firme e altro, siamo stati i primi a firmare una convenzione, che è stata poi rinnovata due volte dal comune. Adesso abbiamo firmato una nuova convenzione con validità di tre anni”.

N: Quali sono stati secondo voi gli effetti del progetto Porta Nuova sul quartiere Isola?

Bert: “Noi all’inizio non avevamo compreso molto bene il progetto di Porta Nuova, ma di fatto è un progetto di gentrificazione. Questa cosa ha un impatto molto forte sul vecchio quartiere, che è storicamente popolare. Ogni piccola bottega di artigiani che chiude fa posto a un ristorante o un bar in funzione degli impiegati che lavorano qui adesso. Una parte dei vecchi abitanti se n’è già andata e altri ancora se ne andranno”.

N: Perché avete sentito la necessità di creare uno spazio come Pepe Verde?

Bert: “In questo quartiere sono rimaste delle persone povere che non possono andare ogni fine settimana al mare o in montagna, allora uno spazio come questo diventa molto importante, perché qui puoi venire, stare nel verde, rilassarti, puoi coltivare delle cose, puoi organizzare la festa di tuo figlio perché magari a casa non hai abbastanza spazio. E’ una necessità sociale per il quartiere. La nostra è una realtà in evoluzione.

MILANO E IL GIARDINO DELL’UTOPIA - L’ ISOLA PEPE VERDE

N: Quali sono stati i passi che hanno portato a diventare lo spazio come lo vediamo oggi?

Mariette: “Abbiamo subito capito che se avessimo voluto fare giardinaggio, ci sarebbe servita l’acqua, infatti quando siamo arrivati non c’era. Il comune ci aveva dato lo spazio ma non avevamo né luce né acqua. Quindi abbiamo subito pensato alla possibilità di raccogliere l’acqua piovana dalle grondaie e mettere dei pannelli solari.”

N: Visto che la presenza di Isola Art Center è molto forte all’interno del giardino, che ruolo ha l’arte all’interno di Isola Pepe Verde?

Mariette: “L’arte qui dentro vuole sempre legarsi alle attività che svolgiamo. L’importante per noi è fare delle cose che portino anche alla nascita di relazioni tra le persone del quartiere. Il portone è il frutto di un progetto di un artista taiwanese, ad esempio, che ha fatto questo disegno in stile teatro delle ombre; poi un educatore che vive qui all’Isola, insieme a dei ragazzi disoccupati, ha intagliato il portone. Cerchiamo questo tipo di collaborazione.”

MILANO E IL GIARDINO DELL’UTOPIA - L’ ISOLA PEPE VERDE

N: Com’è suddiviso lo spazio del giardino?

Bert: “Abbiamo una parte che è dedicata ai bambini. Dopo quest’area c’è la zona spettacoli, dove ogni tanto organizziamo degli eventi e più in là si trova la zona cucina e ristoro, che è molto stimata; vengono anche gli assessori del comune a mangiare perché abbiamo due cuoche, una siciliana e l’altra calabrese, che sono fantastiche”.

N: Qual è stato lo spirito della vostra azione?

Bert: “Conosci l’espressione “NIMBY”? E’ un acronimo inglese che significa “Not In My Back Yard”, ovvero “Non nel mio cortile”. Questo viene utilizzato per indicare quelle persone che non vogliono un cambiamento vicino a loro. Noi volevamo salvaguardare una piccola parte del vecchio quartiere e anche la memoria, perché quello che loro hanno fatto è stato cancellare tutta una parte della memoria storica del quartiere, tutto senza tener conto della volontà degli abitanti”.

Per chi volesse fare visita a questo fantastico giardino basta cliccare sui nomi sottostanti per collegarsi ai diversi link:

Isola Pepe Verde Sito Internet 

Isola Pepe Verde Pagina Facebook

Isola Art Center Sito Internet

Isola Art Center Pagina Facebook

di Manuela Camporaso

Credits: www.thetwigmagazine.com

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Manuela Camporaso