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LA VOCE DELLE IMMAGINI – Palazzo Grassi

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Una nuova selezione di artisti è approdata nelle sale di Palazzo Grassi a Venezia. Sabato 1 settembre è stata inaugurata la nuova  inaspettata mostra “La voce delle immagini”, che già dal titolo non fa segreto del contenuto. Si tratta di una selezione dalla collezione di proprietà della “Fondazione François Pinault”, estesa su uno spazio di oltre 2000 metri quadrati.

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L‘originale concezione si traduce in una veste creativa, tutta improntata su opere realizzate sottoforma di video: la video-arte fa da padrona nel nuovo allestimento, curato da Caroline Bourgeois. Molti gli artisti ancora non visti – è il caso di dirlo- nel nostro Paese, provenienti da tutto il mondo: Anri Sala dall’Albania, Mircea Cantor dalla Romania, Yael Bartana da Israele, Mohamed Borouissa dall’Algeria come Adel Abdessemed, Samuel Beckett e Marin Karmitz dall’Irlanda, Cao Fei e Yang Fudong dalla Cina, Peter Fischli e David Weiss dalla Svizzera, Taro Izumi dal Giappone, Zoe Leonard, William Pope,Erin Shirreff ed il noto Bruce Nauman dagli U.S.A., Mark Wellinger da Londra.

Una panoramica internazionale che si traduce in uno sguardo contemporaneo sul mondo, come ad esempio nel lavoro di Assan Khan con il suo “Jewel”, un video di 6’30” in cui due uomini improvvisano una danza araba popolare, lo “sha’abi”. I visitatori si lasciano trascinare dal ritmo coinvolgente battendo le mani e i piedi, raggiungendo così un’ideale unione con i protagonisti dell’opera dell’artista egiziano.

Richiami al mondo arabo anche con il corto di Abdulnasser Gharem di Kamis Mushait, Arabia Saudita, video molto più rilassante rispetto alla carica messa in scena da Khan. All’ingresso troneggia una scultura-giocattolo di Jeff Koons già presente nel 2006 per la mostra”Where are we going?” (di proprietà del magnate francese Pinault, come il resto dei lavori esposti): un gigantesco cagnolino rosa realizzato con quintali di metallo fuso cromato, che dà l’idea di fare la guardia al Palazzo settecentesco.

Al mezzanino inizia la kermesse, ci si immerge nella dimensione filmica grazie a due sale cinematografiche, con tanto di poltrone in velluto rosso: l’idea è cambiare film ogni mese, fino a gennaio 2013, per dare un assaggio di internazionalità alle opere di registi di tutto il mondo, compresa l’artista iraniana Shirit Neshat, presente più volte alla Biennale d’Arte di Venezia. La Neshat si spende in lavori che mostrino la realtà della violenza sulle donne in Iran, terra dove non è permesso esprimersi come donna, tantomeno essere fotografa e/o regista.

Il tema della violenza e dell’oppressione si dispiega lungo la mostra: Bill Viola, artista ormai noto a livello mondiale, mette in scena nella sua” Hall of whispers” un gruppo di persone imbavagliate cui non è concessa la parola se non un debole lamento . Sono prigioniere anche le donne intervistate all’interno di un manicomio in “La passione de Jeanne d’Arc” di Javier Tellez, il tutto girato a Rozelle Hospital di Sydney. La follia le ha portate in un luogo dove non si vive in modo normale e si è in un certo senso imbavagliate, come nell’opera di Viola. La sofferenza rende i due video contrapposti e complementari.

Lo sguardo che offre l’esposizione di Palazzo Grassi vuol dare una carrellata su vari Paesi e le loro problematiche, ponendo temi forti e contemporanei, riallacciandosi idealmente alla Mostra d’Arte Cinematografica. I video invitano lo spettatore a condividere un’esperienza artistica che va oltre il semplice vedere e parlare. Lunedì 26 novembre alle 18 Hassan Khan sarà presente per una conferenza nella sede di Punta della Dogana.

Mostra aperta fino al 13 gennaio 2013

a Palazzo Grassi, Venezia

Fermata vaporetto linea 2 S. Samuele

Per ulteriori informazioni: www.palazzograssi.it

Di Luisa Galati

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna