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LA MIGLIORE OFFERTA – TORNATORE

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Il nuovo anno è iniziato alla grande per il cinema italiano: una prima visione imperdibile è uscita proprio per Capodanno nelle sale. Stiamo parlando de ”La migliore offerta” di Giuseppe Tornatore. Il regista ci aveva abituati ai temi legati alla sua terra natia, la Sicilia, ma in questo caso ci sorprende con una pellicola dal sapore mitteleuropeo.

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Protagonisti un perfetto Geoffrey Rush, che interpreta Virgil, un ricco battitore d’aste che allo stesso tempo ama collezionare importanti pezzi d’arte, un fresco Jim Sturgess, nei panni di un orologiaio- antiquario, e Claire, una donna misteriosa, ovvero la new entry Silvia Oeks, attrice olandese ancora sconosciuta in Italia; mentre molte delle scene del film sono girate a Praga.

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In realtà il regista di origini siciliane non è nuovo ad una costruzione filmica con ambientazioni diverse dal Sud Italia: già nel lontano 1994 aveva dato vita a un’idea cine- filosofica e dipanato la questione nel film “Una pura formalità” con un Depardieu in gran forma. Ma basti pensare a “La sconosciuta”, con la magnifica interpretazione di Xenia Rappoport,  per avere una visione a tutto tondo di ciò che può essere la filmografia di Tornatore.

Nel caso de ”La migliore offerta” l’idea centrale si materializza nella coppia giovane donna-uomo di una certa età,  quasi un cliché, che poi vedremo essere e diventare tutt’altro. Senza voler svelare alcunché, il gioco vero- falso nell’arte trova eco nel vero-falso nei rapporti amorosi e nei rapporti di lavoro, investendo così  i vari aspetti della vita.

La curiosità dello spettatore viene lasciata scorrere per tutto il lungometraggio, fin dal momento in cui il collezionista Virgil -Rush visita la villa affrescata della donna di cui non ha mai visto il volto ma solo sentito la voce al telefono, e prosegue nel tentativo di capire cosa siano quei pezzetti arrugginiti che il protagonista trova uno dopo l’altro all’interno della suddetta villa. Si scoprirà che i vari elementi altro non sono che parti di un automa risalente al ‘700. Ma perché si trovano lì? Chi ce li avrà messi? E perché si ritrovano soltanto ora? Ne“La migliore offerta”, se si eccettua una parte finale che avrebbe guadagnato da un minor numero di “spiegazioni”, che lo spettatore avrebbe potuto elaborare in proprio, il meccanismo funziona.  È nel gioco tra la verità e la finzione tra ciò che appare o non appare e ciò che è che si struttura la vicenda ed è su questa base narrativa che Tornatore innesta un interessante intervento di teorizzazione.

Così come, pezzo dopo pezzo, si giunge a ricostruire l’antico automa, così accade per il discorso filmico che il regista articola liberando dalla ruggine gli ingranaggi ormai sperimentati dai maestri del cinema ma sempre in grado di offrire esiti inattesi. L’essenziale, sembra volerci dire, è saperne valutare la giusta collocazione rinviandone, come fa Claire con il proprio aspetto, la rivelazione complessiva.” In fondo fare cinema è simile al relazionarsi a una donna” ha affermato Tornatore. Il risultato è che il film ha una resa strepitosa e di alta classe.

Che dire del robot? Non si saprebbe come collocarlo , ma in tutti i film di Tornatore c’è sempre un puzzle da ricomporre: le fotografie in “Una pura formalità”, i baci in “Nuovo cinema paradiso”, infine qui la ricostruzione del robot scandisce la trama sottostante all’inganno. Da vedere, per aprire il 2013 con un po’di suspence.

Di Luisa Galati

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna