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LA MEMORIA DELL’ACQUA: UNA STORIA VERA

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LA MEMORIA DELL’ACQUA: UNA STORIA VERA

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L’acqua ha una memoria.
Ma quale metafora possiamo utilizzare per comprendere meglio questo fenomeno della memoria dell’acqua?
È come se l’acqua avesse la capacità di ritenere l’impronta di ciò con cui entra in contatto come un’informazione e fosse anche in grado di ritrasmettere questa informazione anche dopo che ‘il contattato’ non si trova più nell’acqua stessa.
Ma la memoria dell’acqua non è solo la memoria dell’acqua. E’ ciò che questo significa visto che noi e il nostro mondo siamo fatti al 70% di acqua. Che l’acqua fosse all’origine della vita lo si era già intuito, ma che fosse addirittura il darsi della vita stessa in tutte le sue accezioni fino a quelle della coscienza non era ancora dato tra le ipotesi scientifiche. Ebbene oggi è il giorno in cui voi lettori che vi accostate per la prima volta a questo argomento avrete qualche dubbio in più sulla capacità della fisica classica di spiegare i fenomeni e, sono sicuro, comincerete a interrogarvi come me sull’arretratezza della nostra conoscenza dell’essere! Questo è il mio obiettivo di oggi.
Ma partiamo dalla fisica quantistica…
“Io sono convinto che la psiche nasca dalla materia. I meccanismi con i quali ciò avvenga sono ancora da sondare” affermò Emilio del Giudice.(1940-2014)*

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Perdonatemi se riprendo integralmente lo scritto di Giorgio Masiero in memoria di Emilio del Giudice scomparso prematuramente nel 2014, ma è una lectio magistralis e un sunto straordinario dell’attuale stato della scienza, egregia spiegazione della fisica quantistica e delle conseguenze delle sue scoperte; leggetelo a cuore aperto e senza pregiudizi:

“Si è spento venerdì scorso, improvvisamente e prematuramente, Emilio del Giudice, uno dei più grandi fisici italiani. L’ho incontrato l’ultima volta due settimane fa a Milano, ad un seminario sul bosone di Higgs organizzato da Lucia Urbani Ulivi, docente di Filosofia della mente e di Istituzioni di metafisica all’Università Cattolica. La verve esibita da del Giudice anche in questa occasione non poteva a nessuno dei convenuti far presagire l’imminente epilogo.

memoria dell'acquaÈ impossibile descrivere a chi non ha conosciuto Emilio la sua personalità mediterranea, profonda e leggera allo stesso tempo, seria e faceta, curiosa e tuttavia mai superficiale. Ma soprattutto umana a 360 gradi, dove la grande preparazione tecnica non faceva aggio – come accade, ahimè, in molti ricercatori dei nostri giorni – ad una cultura umanistica e ad un pensiero interdisciplinare solidi, e a comportamenti etici e sociali con aneliti (utopistici, secondo il pensiero unico dominante) verso una società più giusta, governata da una “repubblica delle lettere”, come platonicamente si esprimeva. Insomma in lui il rigore distaccato dello scienziato si coniugava con la passione dell’uomo integrale.

A me del Giudice ha insegnato, attraverso le pubblicazioni, i libri e le conferenze, che la rivoluzione quantistica della fisica contemporanea non consiste nell’interpretazione di Copenaghen, stancamente ripetuta nei cliché delle riviste di divulgazione (“e perfino dalla maggioranza dei fisici”, faceva notare con un’occhiataccia, nonostante quella interpretazione fosse ormai “da mezzo secolo falsificata” dai fatti), ma consiste nella caduta del principio galileiano d’isolamento dei corpi, che si rivela nell’entanglement quantistico e nei processi sincronici ad esso collegati.

La meccanica classica si fondava sul concetto di corpo isolato, qui ed ora, cosicché un sistema complesso si voleva spiegabile con l’aggregazione di monadi microscopiche isolate tra loro, interagenti sotto l’influsso di forze esterne. È il benemerito vecchio metodo riduzionistico che però, come tutti gli strumenti, non va assunto a principio metafisico, ma solo tenuto finché è utile. La spiegazione classica, materialistica e riduzionistica, valida fino all’800, entrò in contraddizione con gli esperimenti atomici all’inizio del secolo scorso, finendo per rivelarsi solo l’approssimazione valida nella scala macroscopica di una teoria fondamentalmente più vera, valida a tutte le scale, dall’infima particella all’Universo intero: la Teoria Quantistica dei Campi. E questa teoria, oggi la più simile alla cosa, si occupa invece di “campi” appunto, ovvero di oggetti immateriali che si estendono nello spazio e nel tempo, e che nei processi di reciproca interazione, là dove il “fenomeno” si manifesta ai nostri sensi o agli strumenti (che sono protesi potenziate dei nostri sensi), solo là appaiono in forma granulare – i “quanti” del campo –, perché solo là dove avviene lo scambio di energia-impulso il baratto si svolge in unità non suddivisibili. Ma nella sua ontologia fisica invece – cioè nella realtà –, il campo non consiste di materia (inerte, resistente, localizzata ed isolata, come vuole la definizione di materia da Aristotele a Laplace), ma è un’onda infinitamente estesa nello spazio-tempo, con una “fase” di oscillazione, che ne permette in certe condizioni la “risonanza” con altri campi. E la risonanza produce l’esaltazione dei risultati dell’interferenza, in un’armonia letteralmente cosmica.

memoria dell'acquaLa consapevolezza della quantizzazione dei campi non è in contraddizione col realismo come nei primi anni della quantizzazione – quelli anni ’20-‘30 della “Meccanica Quantistica” – avrebbero voluto i nuovi idealisti “danesi”, educati filosoficamente dagli epistemologi del circolo di Vienna, ma al contrario ha dimostrato negli anni maturi (’40-‘50) di esigere un paradigma realistico di interconnessione (e quindi di necessaria solidarietà) globale, tutta opposta alla visione di singole particelle, atomi, cellule, corpi e… individui umani, egoisticamente collidenti in incessanti urti casuali, nei quali a prevalere infine sono sempre i più “forti”, secondo il vecchio principio della selezione naturale.

Del Giudice ha dedicato tutta la sua vita di ricercatore a mostrare come la condizione di risonanza in cui tutto l’Universo è immerso come un solo corpo e in cui, all’interno, sono immersi il rapporto tra l’uomo e la natura ed i rapporti dei singoli uomini tra loro, implichi anche scientificamente un’etica ed una politica non relative, ma naturali, non individualistiche, ma comunitarie, perché così risultano profondamente iscritte nelle leggi dell’Universo, e non come vorrebbe l’ideologia. Nessun uomo si può salvare da solo, né contro o senza gli altri uomini, né contro o senza il resto del mondo animato ed inanimato. In questa visione non c’è, se non per la scienza accademica ancella dell’industria o autoreferenziale, quella separazione insuperabile tra l’inorganico ed il vivente, che è l’ultimo frutto avvelenato del liberalismo economico e del positivismo che gli fa da spalla. Nell’ideologia della tecno-scienza baconiana, ciò che viene venduto come progresso del potere dell’uomo sulla natura non è altro che il potere esercitato da pochi uomini sui molti attraverso lo strumento della natura. Ecco allora che Emilio del Giudice ha affrontato nella sua vita un viaggio scientifico fuori da ogni condizionamento e pregiudizio, un viaggio motivato solo dalla ricerca della verità che lo ha portato dai quark e dalla cromodinamica quantistica all’omeopatia e alla memoria dell’acqua, dalla fusione fredda all’azione dei campi elettromagnetici deboli negli organismi viventi, che sono alla base dei loro complessi fenomeni di autorganizzazione. Quello di del Giudice fu evidentemente un viaggio contro corrente, che gli procurò anche ostracismi e disprezzi, ben diverso dal tran tran pacifico di colleghi più interessati alla loro carriera burocratica che alla verità e accomunati dal tacito patto “vivi e lascia vivere”.
Del Giudice era un laico, ma niente affatto settario, bensì aperto al mistero sempre con gli occhi spalancati di un bambino. Io da credente spero e prego che egli contempli finalmente in beatitudine e pienezza ciò che ha genialmente intuito nello specchio appannato della ragione terrena.”

Grazie Giorgio Masiero per questo tributo a uno tra i più grandi scienziati della nostra bellissima penisola!
Le persone che amo di più sono quelle che sanno di non sapere e dubitano di quello che sanno. Questa è la predisposizione necessaria che possiede ogni genio e ogni inventore, ogni scienziato che rivoluziona il sapere precedente aprendo la strada a nuove teorie.
Una persona di queste era Emilio Del Giudice e un’altra era Jacques Benveniste (1935-2004) il primo a ipotizzare la memoria dell’acqua.
Allergologo e scienziato, direttore presso l’Istituto nazionale francese per la salute e la ricerca medica (INSERM). Fu la scoperta di un agente allergenico scatenante (il PAF) che gli propose i favori della candidatura al Nobel, ma un destino diverso lo attendeva: una ricercatrice sua collaboratrice incappò in un errore di calcolo in relazione alla diluizione di un composto allergenico il quale, in via ipotetica, avrebbe dovuto favorire una reazione leucocitica. Nonostante l’assenza quasi totale di allergeni nell’acqua, la reazione avvenne indistintamente e con intensità di molto superiore a quelle solitamente sperimentate nelle concentrazioni maggiori.

Benveniste, inizialmente irritato dall’esito strano della procedura, propose a Elisabeth Davenas, ricercatrice tra le più esperte, di ripetere l’esperimento con le stesse condizioni parametriche (diluizione sbagliata): i risultati del nuovo esperimento dichiararono inequivocabilmente la medesima identità dei risultati prodotti. Forse era l’inizio di una nuova epoca scientifica.
Il medico Jacques Benveniste probabilmente perse il Nobel legato alla scoperta del PAF (fattore di aggregazione piastrinica), ed anche la sua acclamata reputazione, proprio perché si era smarrito nei labirinti dell’acqua e paradossalmente della sua memoria. Imboccata la via meno ortodossa indicata da questa sua nuova scoperta perse immediatamente il sostegno e i finanziamenti del blasonato mondo accademico, incluso l’incensamento delle riviste ad esso connesse. Il testo “La mia verità su la memoria dell’acqua” di Benveniste è la testimonianza del suo travaglio spirituale e delle dinamiche a volte assurde che imperversano nel mondo dei baroni della scienza…

memoria dell'acqua

Ma andiamo ad analizzare meglio questo fenomeno attraverso un articolo di Alessandro Silva, specializzato in Biologia e Patologia Molecolare, che ha lavorato presso la Sezione di Biochimica del Dipartimento di Medicina Sperimentale, presso l’Università di Parma:
“è più corretto parlare di Memoria-Informazione (MI) ossia:
1) l’acqua agisce come un recettore, essendo in grado di ricevere le frequenze d’onda e di memorizzarle (memoria);
2) l’acqua agisce come trasmettitore, trasmettendo le frequenze delle onde memorizzate (informazione).
Queste caratteristiche biofisiche, chimiche ed elettro-magnetiche dell’acqua sono state messe in evidenza da esperimenti indipendenti l’uno dall’altro, che confermano il contributo di Beneviste.”
Prosegue Alessandro Silva “fu Luc Montagnier, Premio Nobel per la medicina (2008), a confermare l’emissione di onde a bassa frequenza (EMS) in alcune diluizioni di filtrati provenienti da colture di microorganismi (virus, batteri) o dal plasma umano infettato dagli stessi agenti patogeni.
Essendo la dimensione delle strutture che generano le EMS molto piccole, ciò ha giustificato la loro denominazione di ‘nanostrutture’.
Gli studi seguenti fecero presupporre a Montagnier e ai suoi collaboratori come potesse essere l’organizzazione dell’acqua a spiegare tutto. L’acqua non solo è in grado di interagire con le molecole disciolte in essa, stabilizzandole, ma le stesse molecole di acqua possono formare aggregati o polimeri (strutture comunque piuttosto labili)”.
Ecco che qui subentra il già citato Emilio del Giudice, che col suo gruppo di lavoro, prosegue Silva “mostrò come l’acqua potesse organizzarsi in domini di coerenza, con la dimensione di nanostrutture ed in grado di autorigenerarsi e mantenersi con l’emissione di onde elettromagnetiche.

I Domini di Coerenza sono il risultato della capacità di aggregazione e cooperazione per una finalità che i campi elettromagnetici informati hanno di organizzarsi in strutture complesse. Emilio del Giudice capì come l’acqua, che è il miglior solvente universale, fosse in grado di memorizzare le informazioni ricevute dai soluti con i quali entrava a contatto, aggregandoli in gruppi di molecole chiamate ”bioclusters” (domini di acqua corrente dotate di un proprio Campo Elettro Magnetico, CEM) attraverso il quale avviene un continuo scambio di informazione.

memoria dell'acquaEmilio dal Giudice condusse, assieme a Giuliano Preprata, le ricerche sul fenomeno della memoria dell’acqua nell’ambito della CQED (elettrodinamica quantistica coerente). Secondo questa teoria esistono domini di coerenza nell’Universo, in grado di allineare i campi elettromagnetici. Questo potrebbe rappresentare un fondamento scientifico alla dinamizzazione omeopatica (lo scuotimento del prodotto omeopatico diluito per almeno 100 volte in senso verticale, con movimenti netti, veloci e di breve distanza) poiché le molecole di acqua conserverebbero una geometria molecolare correlata agli elementi chimici con cui entrano in contatto. 
Questi domini di coerenza hanno una dimensione di decine di micron, in cui milioni di molecole oscillano all’interno di un campo elettromagnetico di tipo coerente”.

Questa signori è fisica quantistica, la nuova scienza che sta per sbocciare e che non possiamo più ignorare nonostante la stupida renitenza di presuntuosi scienziati che negano l’evidenza di fenomeni ormai provati e riprovati. Il fatto che un fenomeno non possa essere spiegato con le conoscenze finora in nostro possesso non significa che non esista. Del resto la storia di ci insegna che le ‘streghe’ individuate dal sapere istituzionale faranno sempre parte del nostro mondo e saranno sempre il prezzo da pagare per il progresso scientifico e umano.

Ma cos’è la fisica quantistica?
“La fisica quantistica è la teoria fisica che descrive il comportamento della materia, della radiazione e di tutte le loro interazioni viste sia come fenomeni ondulatori sia come fenomeni particellari (dualismo onda-particella), a differenza della fisica classica o newtoniana, basata sulle teorie di Isaac Newton, che vede per esempio la luce solo come onda e l’elettrone solo come particella” spiega Michela Ravizza, laureata in fisica nucleare all’Università di Pavia e docente di fisica.

Acqua e fisica quantistica hanno un rapporto speciale e ancora di più l’acqua che è dentro nel nostro corpo, chiamata anche acqua biologica, che interagisce in maniera determinante con la nostra esistenza.  E l’acqua nel nostro corpo raggiunge addirittura la percentuale del 99% secondo la fisica quantistica. Emilio del Giudice docet:
“Il nostro corpo, come numero di molecole, è costituito da circa il 99% di molecole d’acqua; soltanto il restante 1% è costituto da molecole diverse dall’acqua (proteine, DNA, ormoni, vitamine, ecc…). Ci si può chiedere come mai i biologi finora hanno studiato l’1% e trascurato il 99%. La ragione è che esiste il preconcetto secondo cui la dinamica biologica è governata dalla chimica, cioè dal fatto che questo 1% di molecole si incontra, fa reazioni chimiche, e l’insieme di tutte queste reazioni chimiche da luogo alla dinamica biologica. Siccome le molecole d’acqua non fanno reazioni chimiche, vengono trascurate, come se fossero gli spettatori della partita: allo stadio 22 persone giocano e 60.000 guardano…”

Quali prospettive apre questa straordinaria scoperta?
Ecco cosa ci dice Il Sole 24 Ore in un articolo comparso nel 2011:
“Alcune sequenze di Dna possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi “memoria” delle caratteristiche del Dna stesso: è quanto emerge da due studi paralleli, uno francese coordinato dal premio Nobel per la medicina Luc Montagnier, e uno italiano guidato dal nostro Emilio Del Giudice all’International Institute for Biophotonics di Neuss (Germania), che hanno dato vita a una pubblicazione sul Journal of Physics.
Grazie a questo studio, spiegano i ricercatori, sarà possibile sviluppare sistemi diagnostici – finora mai progettati – basati sulla proprietà ‘informativa’ dell’acqua biologica presente nel corpo umano: malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla e artrite reumatoide, e malattie virali come Hiv, influenza A ed epatite C, ‘informano’ l’acqua dell’organismo della loro presenza, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere poi ‘letti’ e decifrati.

memoria dell'acquaNon solo diagnosi, però. Anche la terapia potrebbe guadagnarci: la ricerca indica infatti la strada per arrivare a una migliore comprensione dei meccanismi di funzionamento del paradigma medico omeopatico ed omotossicologico. Intervenendo sulla memoria dell’acqua biologica, infatti, in futuro potrebbe essere prospettata la possibilità di realizzare rimedi farmaceutici senza effetti collaterali che basano il proprio meccanismo d’azione sull’acqua “informata” dal segnale elettromagnetico prodotto dalle sostanze in essa disciolte a bassissime concentrazioni (e quindi con i principi attivi altamente diluiti) e “attivata” tramite specifiche tecnologie chimico-fisiche. Farmaci dalle proprietà curative, ma che – grazie all’alta diluzione del principio attivo – sarebbero privi di effetti collaterali: ‘Il dato molto importante da sottolineare – spiega Giuseppe Vitiello, fisico teorico del Dipartimento di Matematica e informatica dell’Università di Salerno che ha partecipato allo studio italiano guidato da Del Giudice – è che una rivista ufficiale di fisica come il Journal of Physics ha pubblicato per la prima volta una ricerca che normalmente sarebbe di competenza di una rivista di biologia o medicina. Un passo ulteriore a dimostrazione che la moderna fisica quantistica può dare un contributo fondamentale alle ricerche mediche di frontiera’ .”

Ma passiamo ora a un aspetto ancora più spettacolare che conferma le teorie della fisica quantistica. Masaru Emoto, attraverso la microscopia in campo oscuro è riuscito a fotografare i cristalli dell’acqua dopo l’esposizione della stessa acqua a ‘emozioni’ provenienti dalla mente umana, da semplici scritte, piuttosto che brani musicali.

Può la mente influenzare la materia? Possono uno stato d’animo, un’emozione produrre un effetto tangibile sul concreto?
Eccovi un bellissimo articolo di Emanuele Cangini, pubblicato sulla rivista on line, Scienza e Conoscenza uscito nel  luglio del 2015 che vi riporto integralmente:
“Ammesso esista un collegamento, ancora proceduralmente ignoto, tra pensiero e materia, occorre fare appello alle recenti entusiasmanti affermazioni della fisica quantistica per poter scorgere una risposta positiva a questi dilemmi. L’osservatore influenza l’osservato, inteso il secondo come il sistema di riferimento sul quale si pone l’attenzione veicolata dal processo di osservazione; questo pare essere il “diktat” conclusivo dell’indagine della già citata fisica quantistica.

memoria dell'acquaChi era Masaru Emoto?
Coraggioso sostenitore dell’influenza della mente sulla materia è il giapponese Masaru Emoto, saggista e ricercatore indipendente (1943-2014), noto alla cronaca, scientifica e non, come sostenitore della tesi sulla “memoria dell’acqua”. Negli esperimenti di Emoto l’acqua solidificherebbe, secondo pregevoli geometrie cristalline, quando esposta a energia emozionale di matrice positiva. Al contrario, se esposta a carica emozionale negativa, la stessa comporrebbe strutture dall’architettura disarmonica.
Emoto ha condotto molti esperimenti su campioni di acqua appositamente catalogati: sui flaconi contenenti acqua vennero apposte scritte inneggianti a sentimenti positivi e, per contro, negativi. A quanto emerso da questi esperimenti, che non hanno trovato formale convalida ancora oggi dalla comunità scientifica, l’acqua esposta al contatto con le frasi d’amore e concordia, alla temperatura di 4 °C, produceva cristalli dalla geometria precisa e ordinatamente strutturata. Se esposta a messaggi di ordine distruttivo, la stessa produceva cristalli disordinati e disarmonici. Nonostante questo, e qui ritorna prepotente il concetto espresso in apertura, non abbiamo garanzia che l’osservatore, all’atto dell’osservazione in “tempo reale” del fenomeno di produzione dei cristalli, non abbia anche involontariamente condizionato l’esperimento stesso. La prima tipologia di acque alle quali il dottor Emoto fece appello, fu quella derivante da sorgenti, ghiacciai, laghi e fiumi, campioni raccolti in appositi contenitori da lui stesso e da amici. Tali campioni, comparati ad altri provenienti da fonti più inquinate (città, rete idrica, pozzi di raccolta), mostravano, senza ombra di dubbio, il diverso ordinamento molecolare formato. Motivo per il quale Emoto intuì la capacità dell’acqua di rivelare nella sua disposizione strutturale la diversa bontà e il diverso grado di contaminazione energetica. L’acqua delle reti idriche cittadine, contaminata non solo a livello organico, era certamente influenzata dalle numerose pressioni energetiche derivanti da tutto il dedalo di pensieri, emozioni e stati d’animo negativi prodotti dagli abitanti dei centri urbani.

Acqua e musica
Sulle basi di questa prima tappa speculativa, Emoto ebbe una geniale intuizione: se è vero che la struttura cristallina dell’acqua ripropone il contesto energetico nel quale si forma, la stessa dinamica dovrebbe instaurarsi sottoponendo la stessa al contatto diretto con la musica (vibrazione sonora, altro tipo di vibrazione energetica). Come campione di partenza e di riferimento, venne usata acqua distillata, la quale garantisce condizioni di perfetta neutralità e geometria esagonale regolare (dicesi anche in “condizioni di riposo”, quindi acqua non informatizzata); il campione in questione, una volta posto intermediamente tra due altoparlanti emittenti onde sonore, veniva congelato poi fotografato. Si constatò la risposta contestuale dell’acqua in relazione alla tipologia di informazione sonora ricevuta.
Celebre l’esperimento al quale Emoto sottopose un flacone campione di acqua non pura: posò lo stesso sul tavolo di laboratorio inviando, in immediata successione, la stessa mail a 500 amici, nella quale richiedeva di inviare, a ora e giorno pattuiti, una preghiera (contenente la loro energia vitale) destinata al campione di acqua menzionato. Si notò, grazie all’espediente della fotografia “prima-dopo”, un notevole concreto cambiamento della struttura cristallina, da una iniziale condizione di asimmetria a una seconda condizione di regolarità e raffinata strutturalità. Può la preghiera guarire a distanza? È sufficiente indirizzare la propria ordinata vibrazione informazionale verso un bersaglio preciso, al fine di produrre un cambiamento sostanziale?

memoria dell'acqua

Acqua che vive
L’acqua come tutti pensavamo non è più una comparsa passiva, seppur determinante, sul palcoscenico della vita: assurge ora a un ruolo ben più ambizioso, ben più fondamentale.
Atto non più mestamente biologico, ma portatore di virtù terapeutiche sorprendenti: l’acqua purificatrice dei miti ancestrali, l’acqua redentrice della tradizione cristiana vede ora un nuovo livello evolutivo, che non esclude i precedenti, che non li esautora, ma che li innalza e li completa. L’acqua guaritrice, che riporta armonia laddove, di armonia, non si poteva più parlare.
Il Pianeta è fatto al 70% di acqua, il corpo umano è fatto al 70% di acqua, la vita stessa è nata dall’acqua: se ameremo l’acqua ameremo il creato, se ameremo il creato non potremo non ricordarci di come rispettare, con devozione, questo antico e nobile elemento”.
Ma c’è un altro esperimento, suggerito da Masaru Emoto, che potete fare anche voi cari lettori senza bisogno del microscopio….. Lasciate un terzo di riso crudo e due terzi di acqua in un barattolo al buio e scrivete su un’etichetta la parola amore (o ti amo, oppure grazie) e apponetela sul barattolo stesso. Su un altro barattolo con le medesime proporzioni di riso e acqua apponete un’etichetta con la parola odio (o ti odio, o un’altra parola negativa)… Poi vedrete la sorpresa dopo 50/60 giorni, quando andrete a scoprire i barattoli … buon divertimento…

Ma ciò che mi chiedo è: quale potere ha la nostra intenzione che spesso releghiamo nell’empireo? Quale potere abbiamo di influenzare chi e cosa ci sta intorno? Quanto bene o quanto male possiamo fare solo con un pensiero?

Oggi so che ho ancora più responsabilità. Un potere incredibile che mi spaventa e allo stesso tempo mi sprona a realizzare interamente la mia umanità. Si può cominciare anche con piccoli gesti; come per esempio quello di benedire il cibo e l’acqua che si stanno per ricevere prima di mangiare…
Grazie per la pazienza.  Spero di avervi insinuato qualche dubbio…

Di Carrara Giacomo
pensaconlatuamente@gmail.com

* Emilio del Giudice, nato a Napoli il 1° gennaio 1940  dove ha conseguito la laurea in Fisica con 110/110 il 14 dicembre 1961 e la specializzazione in Fisica Teorica e Nucleare con 70/70 nel luglio del 1965.
Suo è il “Prigogine Award 2009”:
Ha ricoperto le seguenti posizioni presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Napoli:
•    Assistente Volontario di Fisica Teorica dal 1963 al 1973 presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Napoli;
•    Assistente Ordinario di Fisica Teorica dal 1973 al 1976 presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Napoli;
•    Professore incaricato presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Napoli di:
•    Tecnica delle forze nucleari nel 1966-1967;
•    Fisica delle Particelle Elementari nel 1967-1968;
•    Fisica per Geologi dal1972 al 1974
•    Ricercatore dell’I.N.F.N. -Istituto Nazionale di Fisica Nucleare-, sezione di Milano dal 1976 al 1988;
•    Primo Ricercatore dell’I.N.F.N. dal 1988 al 30 novembre 1996, quando è andato in pensione per limiti di età;
•    Membro dell’I.I.B -International Institute of Biophysics- di Neuss, Germania dall’agosto del 2007;
•    Ricercatore presso il Center of Theoretical Physics del MIT, Cambridge, Massachusetts, U.S.A. dal gennaio 1969 al giugno 1972;
•    Ricercatore presso il Niels Bohr Institute di Copenhagen, Danimarca dal settembre 1974 all’ottobre 1976;
•    Ricercatore presso il CERN di Ginevra (brevi periodi);
•    Ha trascorso brevi periodi di ricerca presso:
•    CERN di Ginevra, Svizzera;
•    Center fur Frontier Sciences della Temple University of Philadelphia, Pennsylvania, U.S.A.;
•    l’Università dello Utah, U.S.A.

I suoi interessi di ricerca sono stati:
•    teoria dello scattering in Meccanica Quantistica dal 1964 al 1968;
•    modelli duali e teoria della stringa dal 1969 al 1976;
•    fisica dei sistemi biologici dal 1977;
•    processi collettivi in Teoria Quantistica dei Campi dal 1982;
•    struttura dell’acqua e dei liquidi dal 1988;
•    processi coerenti della materia dal 1988;
•    dinamica fisica dei processi elettrochimici dal 2000;
•    processi nucleari a bassa temperatura dal 1989 al 2002;
•    connessioni tra fisica e processi psico-emotivi dal 2000;
•    connessioni tra fisica ed ecologia dal 2006

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna