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LA DONNA SIRIANA – La realtà a Damasco tra Velo e Corano

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Damasco, Bashar al-Assad, dittatura, ribelli, ISIS, profughi: chiunque di noi, oramai, sente menzionare ed utilizza quotidianamente queste parole. In pochi, però, conoscono la Siria per quello che è, o meglio era, prima dell’invasione da parte egli estremisti dello Stato Islamico.

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LA DONNA SIRIANA - La realtà tra Velo e CoranoHo vissuto recentemente e per ben due anni in un caratteristico appartamento arabo situato nel cuore della Medina di Damasco, dove adoravo passeggiare e goderne i colori, i rumori e gli odori. Damasco ha un fascino irresistibile; i suoi vivaci colori, i suoi odori speziati, i suoi caotici movimenti di persone, mezzi ed animali mi conducevano ogni mattina in un’atmosfera irreale di altri tempi. Mi sembrava davvero di vivere in una fiaba in cui il protagonista ero io. E proprio da questa esperienza di vita reale nasce l’idea del presente articolo, incentrato sulla condizione contemporanea della donna siriana. Donna che si incontra al mattino ad acquistare spezie nella Medina col viso coperto, donna che si incontra nei locali alla sera con jeans e tacchi a spillo alla occidentale.

Il mio status di abitante “non turista”, mi ha consentito di vivere giorno dopo giorno la realtà locale, di apprenderne usi e costumi e di frequentare ambienti ancora spesso chiusi e sconosciuti a noi occidentali. Perché la Siria è tutto questo, è un grande connubio tra passato, presente e futuro, tra tradizioni e modernità, tra separatezza ed assimilazione.

Siria, Corano e donne velate 3Mentirei nell’affermare che il governo di Bashar al-Assad non stesse aprendo la strada ai diritti delle donne, ma il cammino da percorrere era ancora lungo e faticoso, sostanzialmente per due motivi. Innanzitutto, il problema della priorità data al Corano ed alla Summa impediva l’approvazione di una legge che sovrasti quella coranica; altro problema era imputabile allo sviluppo dell’istruzione, che comprendeva livelli di scolarizzazione ancora molto bassi. Se una donna non gode di un idoneo grado di istruzione, come è possibile che riesca a prendere coscienza della propria condizione per migliorare e stare al passo con la modernità?

Siria, Corano e donne velate 4Molte donne sembravano accettare la loro vita così come la vivevano, non avvertendo l’esigenza di cambiarla, accettando la situazione in nome di “Allah”. Questo perché nel corso della storia, la società ha seguito un tragitto delineato da tappe scandite da prove che hanno determinato la validità di “modelli” da accettare nel tempo. L’uomo e la donna hanno ruoli che specificano determinate posizioni. La donna generalmente si occupa della gestione della casa e di accudire la propria famiglia, senza nessuna facoltà di decisione rispetto alle proprie necessità, perché sottoposta a doveri che sovrastano le necessità personali.

Siria, Corano e donne velate 10Quando si parla di mondo orientale, il pensiero si ferma immediatamente sulla condizione femminile, che, agli occhi degli occidentali appare del tutto negativa. In effetti, le donne costituiscono la parte più nascosta del mondo arabo, tale da implicare le divergenze culturali più evidenti tra il mondo orientale e quello occidentale, non del tutto chiare e comprese. L’idea prevalente è quella di una figura il cui status è umiliato, se non addirittura annullato, e relegata ad una posizione subalterna rispetto all’uomo.

La donna orientale è nell’immaginario collettivo “la velata”. L’hijab, il velo islamico, è diventato ormai il punto di scontro tra l’Occidente e l’Islam. Viene interpretato come espressione della sua identità islamica, di una donna considerata vittima di un marito tiranno, rinchiusa tra le pareti domestiche e senza alcuna possibilità di esprimere idee ed opinioni. È curioso notare come il velo portato dalle suore occidentali venga considerato una sorta di simbolo di castità, al contrario dell’interpretazione data al velo delle donne musulmane, ritenuto, invece, simbolo di arretratezza e di oppressione.

Siria, Corano e donne velate 6Effettivamente la condizione della donna nei paesi islamici è di fondamentale importanza, e non solo appariscente: di fatto, la donna islamica è l’etichetta di una società e di una cultura, sicuramente diversa da quella occidentale. Si tratta di una serie di malintesi e di contraddizioni generati dalla mancata distinzione tra ciò che raccomanda il Corano, la sua concreta applicazione nelle diverse società islamiche e l’immagine che l’occidente si fa di questa condizione.

Per questo è opportuno chiedersi quanto sia fondata la convinzione degli occidentali di questa subalternità e della mancanza di riconoscimento da parte dei musulmani dei diritti delle donne, nonché della loro libertà e dignità. Prima di fare chiarezza sul ruolo della donna musulmana, occorre precisare che la realtà dei vari paesi a maggioranza islamica, e di conseguenza la relativa condizione femminile, non deve essere confusa con le interpretazioni del Corano e degli insegnamenti del Profeta. In molti paesi islamici, infatti, si fa riferimento al religioso solo sul piano della legittimazione apparente della sua struttura. Ma in realtà, non è l’Islam che decreta la discriminazione, quanto piuttosto una strumentalizzazione politica del religioso, spesso a fini negativi.

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Damasco Siria, Corano e donne velateIn sintesi, così come non esiste un unico modo di essere musulmani, non è pensabile associare l’identità delle donne musulmane al velo. Né è possibile attribuire una tale identità a obbligazioni sancite dal Corano. Tant’è che nel Corano stesso viene raccomandato alle donne credenti un abbigliamento sobrio tale da preservarle da eventuali molestie e per evitare equivoci sulla loro condizione.

A Damasco, e ancor di più nelle zone rurali, la maggioranza delle giovani che incontravo per strada uscivano con i capelli coperti dal velo. In effetti, l’uso del velo per la donna è molto più antico della nascita e della diffusione dell’Islam: le leggi dell’Assiria obbligavano le donne sposate a portare il velo, che era invece interdetto a schiave e prostitute. Ma la consuetudine di coprire anche il volto, per nulla raccomandato nel Corano, è frutto di una certa interpretazione dei versetti che ha portato all’interdizione delle donne di mostrare il viso ed ha costituito la base della diffusione dello stereotipo della “reclusione”, oggetto di discussione e degli argomenti salienti degli antimusulmani d’Europa.

Siria, Corano e donne velate 7Un gran numero di donne, dichiarano di voler continuare a portare il velo perché così vestite si sentono maggiormente protette dagli sguardi indiscreti degli uomini. Forse un eccessivo pudore derivante dall’interiorizzazione dell’idea che la propria sicurezza dipenda solo dall’annullamento del proprio corpo o forse la concezione che il pudore è la prova della buona fede della donna. D’altro canto, tale idea è fortemente sostenuta anche dalla campagna di moralizzazione che colpevolizza, tuttora, le donne, alle quale si attribuiscono tutte le colpe dei soprusi che esse stesse subiscono. La propaganda del regime sostiene che la maggior parte delle violenze colpisce le donne non velate.

Il realtà, il Corano contiene alcune importanti enunciazioni giuridiche. Le più importanti riguardano proprio la donna migliorandone enormemente le condizioni, rispetto a quelle che viveva nel diritto patriarcale degli arabi. Il Corano definisce i coniugi come reciproco ornamento ed alla donna assicura gli stessi diritti sull’uomo che l’uomo ha sulla donna, con l’unica differenza che l’uomo è posto un gradino più su, in quanto colui che guadagna. Non solo, il Profeta chiese alle donne di assumere un ruolo attivo nella società, consentendole di uscire dall’isolamento e dalla segregazione. Siria, Corano e donne velate 8In termini di acquisizione dei diritti, il Corano e la Sunna sanciscono il diritto di cittadinanza e il diritto all’eredità, per cui la donna può disporre dei suoi beni senza l’autorizzazione del marito. È considerata importante all’interno della famiglia poiché è lei che genera i figli maschi; gode, inoltre, di un ruolo importante anche negli affari pubblici, se le sue qualità intellettuali lo consentono.

Quando passavo da un quartiere all’altro di Damasco, notavo differenze anche notevoli, non solo per la diversità di ambiente e la presenza, dunque, di chiese o di moschee, ma anche nell’abbigliamento stesso delle donne. Era alquanto difficile, per esempio, incontrare donne cristiane vestite all’occidentale nel quartiere musulmano. Non era infrequente il contrario: era facile infatti incontrare donne nei vicoli della parte cristiana vestite con lunghe ghalabije, con la testa coperta da foulard, se non si indossavano i chador neri, e addirittura era facile vedere anche donne che indossavano calze, scarpe chiuse, guanti neri e che nascondevano sotto i veli persino gli occhi, nonostante il caldo insopportabile. Si trattava di donne appartenenti per lo più a famiglie estremamente tradizionali ed erano in gran parte saudite o iraniane.

Siria, Corano e donne velate 11Così vestite era sorprendente il modo in cui mangiavano nei ristoranti. Proprio perché non potevano scoprire un solo angolo della loro pelle, passavano il cibo da sotto il velo con estrema abilità.

Accanto ad esse, vi erano donne meno tradizionaliste che mostravano, anche se minimamente, le loro bellezze. La donna siriana viene considerata la più bella delle donne d’oriente, insieme alle libanesi: appare slanciata, alta, con profili raffinati e occhi scuri fortemente espressivi. Tengono molto alla loro linea, contrariamente al luogo comune che identifica le donne d’oriente come le più obese.

Siria, Corano e donne velate 12Esse manifestano, però, atteggiamenti diversi a seconda se si trovano con il marito o comunque con la loro famiglia, o se si trovano da sole. Non era infrequente, infatti, incontrare donne nei bar e nei ristoranti di sera che fumavano e ballavano in quelle loro vesti, in gruppetti di sole donne o con famiglie, con un certo pudore e senza volgari provocazioni, con molta grazia e femminilità. A loro erano concesse limitate libertà, sempre però in relazione al grado di tradizione della famiglia di origine. Dopo maritate, diventano regine della casa, riverite e super protette dai mariti e dai figli.

Lontane dagli occhi dei loro uomini cambiavano il loro comportamento: si toglievano i veli, bevevano alcolici e si scatenavano nelle danze del ventre, con estrema civetteria e diventando perfino aggressive. Si trattava di momenti particolari dedicati alle feste tra donne nei locali, organizzate di giorno, prima che arrivi il buio, dato che nelle periferie vigeva il “coprifuoco” nelle ore serali che dovevano necessariamente essere trascorse in famiglia.

Damasco viveva una situazione diversa dal resto del paese. La maggioranza delle ragazze non disdegnava le occhiate dei ragazzi europei, che venivano contraccambiate con sorrisini maliziosi. Spesso, anzi, erano proprio loro a lanciare il primo sguardo ed il primo sorriso. Siria, Corano e donne velate 15Ma bisognava comunque stare molto attenti a non essere viste dagli uomini siriani o dalle altre donne. Non solo, bisognava essere molto cauti anche nei movimenti: un semplice invito a bere qualcosa era un fidanzamento già fatto; un bacio significava poi sposare la donna, altrimenti si restava vittima del fratello maggiore o di un uomo della sua famiglia.

LA DONNA SIRIANA - La realtà tra Velo e Corano Siria, Corano e donne velate 22 Le ragazze sembravano trasformarsi di sera: entravano nei locali (pub, discoteche) coperte dai veli, ma poi mutavano alla “occidentale”, anche se non si vedevano mai indossare minigonne, ma solo pantaloni e sottane sotto al ginocchio. In questi locali era facile conoscerle e parlare con loro, intrattenere discorsi, ridere, scherzare. Ma, se per caso il giorno successivo si incontravano queste ragazze in giro per strada, immancabilmente si voltavano da un’altra parte facendo finta di non conoscere nessuno.

Una sorta di ipocrisia femminile, direi così sorprendente ma giustificabile solo se si fa riferimento e si tiene conto della loro cultura, così innegabilmente diversa dalla nostra.

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Nelle zone al di fuori delle città alle donnSiria, Corano e donne velatee era precluso di uscire di casa se non sono accompagnate dal marito, dal padre o da un fratello maggiore. In caso di disattesa di queste regole spesso venivano picchiate e umiliate. Si trattava di uomini molto gelosi della loro vita privata ed anche molto diffidenti nei confronti delle donne ed il loro atteggiamento era giustificato da una presunta difesa del loro onore e della propria reputazione all’interno del gruppo stesso. Alle donne, considerate semplicemente per il ruolo principale di procreazione, era richiesto solo la continuità e la salvaguardia della discendenza, in caso contrario, venivano ripudiate.

Ad ogni modo, il tenore di vita e la costrizione cui erano sottoposte, determinava una sorta di frustrazione di molte giovani, cui era assolutamente proibita una vita sessuale normale. È proprio questo, forse, ad incrementare la cura meticolosa dell’abbigliamento intimo. Una sorta di reazione, visto che la seduzione in pubblico è vietata. Non era difficile, infatti, notare negozi di biancheria intima molto osé accanto alle boutique del velo: accostamento paradossale, come paradossale è il fatto che erano per lo più gli uomini a gestire i negozi di indumenti intimi per donne.

Siria, Corano e donne velate 23Altrettanto paradossali erano le scene in cui si vedevano due donne vicine camminare insieme: si trattava di madre e figlia; l’una cammina in t-shirt, l’altra tutta coperta e con il velo; oppure, al contrario, la madre è in costume sulla spiaggia e la figlia accanto a lei completamente avvolta nei suoi vestimenti sotto l’ombrellone.

In definitiva, la visione che noi occidentali abbiamo delle donne mussulmane, spesso non corrisponde alla realtà che si riscontra nel loro luogo d’origine.

Di Davide Dall’Agata

Email: davdalla@gmail.com

Profilo Linkedin: www.linkedin.com/in/dallagatadavide

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna