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IMERIO – Marco Ballestracci ci fa conoscere un grande ciclista

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Imerio copertinaAl quarto libro, Marco Ballestracci, scrittore e musicista nato in Svizzera ma residente a Castelfranco Veneto, presenta una storia di fatiche, sudori e sport. Ci fa conoscere Imerio, un grande ciclista dei tempi del Dopoguerra.

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Imerio è anche un simbolo di quegli anni, della fatica di vivere e dell’emigrazione degli italiani che andavano a cercare fortuna oltreoceano e non solo.

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Storie che tuttora fanno parte di noi, della nostra italianità. Ballestracci non è nuovo a questi ricordi stampati su carta: apparso recentemente in alcuni articoli sul Venerdì di “La Repubblica” e sull’inserto Sette del “Corriere della sera”, racconta spesso di storie legate al periodo della sua infanzia, quando non c’era lavoro e si emigrava appena ce n’era la possibilità. A dicembre ha tenuto una presentazione di “Imerio” accompagnata dalla sua armonica a bocca e dalla fisarmonica dell’ amico Marco Cecchetto, all’interno della libreria Feltrinelli di Mestre, in una delle tante tappe del “tour” letterario-musicale con cui intrattiene gli spettatori.

Imerio biciIl romanzo, edito dalla Instar libri, casa editrice indipendente di Torino, è il quarto dopo “L’ombra del cannibale” e “La storia balorda” – sempre Instar libri- con cui ha vinto il Premio Selezione Bancarella Sport 2012, e un libro di racconti sul calcio dal titolo “A pedate. 11 eroi e 11 leggendarie partite a calcio”, edito da Mattioli 1885. Imerio, “ardente nel nome”, è un ragazzo che ha soltanto 23 anni quando si ritrova ad un soffio dal vincere la tappa del Passo di Gavia al Giro d’Italia: si tratta di Imerio Massignan, veneto di Valmarana, che vincerà la classifica scalatori al suo primo Tour de France.

ImerioLa scalata qui è come una metafora dell’esistenza, particolarmente reale pensando a quei tempi, con una doppia valenza ma portatrice dello stesso desiderio di vincere, nello sport e nella vita. Il racconto s’intreccia in storie di pedali e storie di emigrazione, si percorrono km di strade francesi e svizzere costruite da italiani, soprattutto veneti, che si sono trasferiti pur di lavorare. Ballestracci spiega:”Sì, “Imerio” è un libro sul Veneto. A un amico gli ho pure piazzato la dedica “Il Veneto ai veneti!” che mi fa rabbrividire, ma era per prenderlo in giro. Sì è un libro sul Veneto, con parti persino in veneto, nel senso del dialetto, perché è casa mia. Non c’è niente da fare”, e continua a svelare dettagli: ”La prima cosa che dico sottovoce dopo uno spettacolo è: “Ma si sente dall’inflessione che sono veneto?”, quando, per caso, mi rispondono di no tiro un sospiro di sollievo, ma io non ci posso fare “gnente”.

Marco Ballestracci fisarmonicaSono VENETO! Nato a Neuchatel da padre lunigianese, ma veneto! Qua è dove sono cresciuto  e sto posto lo amo come si amano dei genitori che ti fanno drammaticamente arrabbiare ogni santo giorno, ma sono i tuoi genitori: li conosci da quando “senti” qualcosa e mica puoi farne a meno tanto facilmente. Però so che la ricchezza è cresciuta molto più velocemente del “saver (saper) stare al mondo” e tra le due vie del cercare di acculturarsi un pochetto e isolarsi dal resto d’Italia, per esempio, scelgono la seconda, che costa meno fatica”.

Le fatiche, quella sportiva di Imerio e quelle esistenziali convivono così un ideale di vittoria, una sete di farcela. Prendendo come esempio il Veneto, Ballestracci riesce a ricostruire i racconti che appartengono alla collettività, alla Storia, facendo rivivere Imerio con le sue pedalate insieme ad un’intera generazione che ha saputo lavorare duramente.

 

    Di Luisa Galati

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna