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miami-vice-sonny-crockett-rico-tubbsDa giovane, ho avuto la fortuna di compiere i miei studi universitari negli Stati Uniti d’America e là ho vissuto per oltre sei anni tra laurea, stage lavorativo e master.
La mia posizione mi ha portato in contatto con il mondo multi color che appartiene più tipicamente a Miami, nota non solo per la sua verve festaiola, ma per le differenti comunità che la rendono cosi vibrantemente viva.Essendo un luogo tipicamente caldo, uno stile casual è imperante. Ricordiamo ancora oggi le famose mise di Sonny Crockett in Miami Vice, giacche e pantaloni in lino, mocassino rigorosamente senza calzini e T-shirt .
Eppure, dietro un aspetto casual dandy, troviamo profili di elevatissimo spessore economico, personalità che, noi italiani malati di provincialismo, saremmo portati a vedere in doppio petto e gemelli in oro.
Non è cosi; ricordo un pomeriggio a Corad Gables quando, accompagnando un facoltoso amico americano, entrammo nella concessionaria Porsche: Lui era vestito con bermuda hawaiani e maglietta degli Ac Dc e io non ero vestito meglio; eppure venimmo accolti con massimo rispetto e cortesia e poche ore dopo uscimmo a bordo di una Porsche 911 fiammante.

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Questa premessa, perchè nei giorni scorsi ho avuto occasione di accompagnare un amico in una concessionaria BMW qui in Italia; non facoltoso come il mio amico americano ma in grado di soddisfare ogni suo capriccio.
Entrambi avevamo da poco lasciato un centro fitness ed eravamo abbigliati in modo sportivo.
Interessatosi ad un modello, richiamò l’attenzione del classico giovane venditore evidentemente convinto che una giacchetta in saldo ed una camicia bianca con i polsini bene inamidati siano il passepartout per il successo.
Senza essersi presentato, disse “questa auto costa 95 mila euro” come dire, pezzenti ma ve la potete permettere?
Il mio amico gli mostrò una American express black centurion, carta in platino che possiedono solo 10 mila persone al mondo e che obbliga ad una movimentazione non inferiore ai 250 mila euro.
Inutile dire che ce ne andammo immaginando il venditore prendersi i testicoli a calci da solo.
Questo, perchè noi italiani siamo abituati a valutare una persona dalle apperenze in un mondo che vive di leasing e di superficialità e dove, il vero senso dei contenuti, pare essersi smarrito.

Dress-Code-Cocktail-PartyMa andiamo avanti. Sempre nel mondo statunitense, si è soliti ricevere numerosi inviti; serate eleganti, eventi sportivi, feste tra amici.
Riceverete quindi una mail oppure un elegante cartoncino recante la descrizione dell’evento, le modalità con cui la cena sarà proposta, tavolo servito o buffet e, indispensabile, dress code.
In italia è già raro ricevere un invito, ancora più raro che sia annunciato il dress code.
Siamo provinciali anche nel volerci fingere provinciali nella più ampia e grassa ignoranza delle regole di base. Dal ristorante al locale da ballo.

evento elegate dress codeHo il ricordo terrificante di essermi recato in smoking con mia moglie, vestita Herves Legere e calzature Jimmy Choo, ad una serata spacciata per “evento di altissimo livello”… nella quale abbiamo trovato un buffet scadente che imbarazzerebbe persino la “camst” e un pubblico non certamente elegante ne qualificato salvo gli immancabili “tavolari” da  “prosecco ca del bosco e accompagnatrici est europee” davvero un altissimo livello…
Ecco quindi che nel nostro eccesso di provincialismo, da un lato la smania di mostrarci per ciò che non siamo, dall’altro l’incapacità di dare una netta connotazione a ciò che vorremmo ci rende paradossalmente inadeguati a contesti internazionali dove si arriva con profonda conoscenza delle dinamiche sociali e senza pregiudizi di sorta.
E’ la qualità delle conoscenze che ci qualifica, non il numero dei conoscenti della piazzetta.
E’ il contenuto delle occasioni che fanno il pubblico, non l’offerta al ribasso.
Sono le argomentazioni e gli interessi condivisi che portano alle amicizie che poi possono anche aprire ad altre opportunità e non la calcolata e superficiale compiacenza utilitaristica e fine a se stessa.

Mi pare, forse per forma mentis un pò generalizzata, che in molte situazioni qui in Italia si punti più al pieno del locale piuttosto che alla qualità della clientela.
Certo, il momento non è dei più facili ma il pubblico non è differente dall’acqua, si adatta al suo contenitore; vivendo nella paura che non ci sia acqua però, poco importa se il contenitore è una brocca, un mastello o un secchio, purchè la possa contenere.
Questo è un errore perchè la paura di non avere non permette di scegliere cosa si vuole avere.
Se spalmiamo questa mia opinione sul modello Italia, la vedo pienamente applicata: ci si lamenta dell’assenza di un pubblico di élite mentre si offrono unicamente proposte di fascia popolare cavalcando il leitmotiv del vorrei ma non posso.
L’élite non vive attendendo le offerte ma si organizza, è un mondo di contatti, di persone che lavorano, che si informano e che desiderano essere informate, persone che hanno poco tempo libero e se si spostano per divertirsi lo fanno a fronte di precise garanzie e referenze perchè la sola cosa più dispendiosa del tempo perso, è il tempo perso malamente.
Questo non fa di me uno snob, così come forse taluni potrebbero insinuare.

Andrea Guidorossi 3Se devo mettermi i jeans per andare alla serata della tigella o a bere lambrusco con gli amici ascoltando una cover band ci vado volentieri; lo trovo piacevole e rilassante. Ma se a fronte di un invito ricevuto per un evento presentato come formale con tanto di “dress code” mi trovo ad essere il solo a presentarsi in scuro, allora lo sbaglio è di chi ha fatto l’invito rivolgendolo ad un pubblico non adeguato a riceverlo.

Nulla è peggio della mediocrità e nulla innesca più polemiche la dove ognuno vorrebbe essere riconosciuto diverso salvo poi nascondersi dietro al bel tacere per uniformità di convenienza.
“Si guardò intorno e si congedò affrettatamente, convinto che a quel postribolo di villani avrebbe preferito la compagnia dei suoi cani…”

Andrea Guidorossi

Email: aguidorossi@gmail.com

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