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IL LIBRO COME RISCATTO: Culture Chanel, la donna che legge

La mostra curata da Froment testimonia il riscatto (sociale e culturale) di una donna che legge e si trasforma nella sua identità più profonda: si ribella al padre, come Antigone, figura con la quale si identificava spesso Chanel, e a cui è dedicato uno spazio in mostra.

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IL LIBRO COME RISCATTO: Culture Chanel, la donna che legge

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Il libro, simbolo di sapere e spesso di potere, come veicolo di riscatto, nella mostra allestita a Ca’Pesaro a Venezia, rivive una doppia vita. “Culture Chanel, la donna che leggene è il titolo, che fa presagire lo sviluppo di una nuova prospettiva sulla donna che emancipò se stessa.

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Il curatore Jean-Louis Froment spiega da che punto di vista è partita la sua concezione per l’ allestimento in corso nel palazzo seicentesco: “Quando Roland Barthes, in un suo articolo del 1967, faceva riferimento a Chanel, scrisse: alla lettera del dizionario, troverete un’autrice che si chiama Chanel, che non si esprime a parole, bensì attraverso oggetti e tessuti”, e prosegue:” si potrebbe dire che uno scrittore sia colui che scrive su spazi inattesi. Anche una Mostra si può scrivere. Rispetto a Culture Chanel a Venezia è chiaramente la poesia che mi ha fornito la struttura di pensiero”.

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Salta subito all’occhio che l’insieme di libri poetici e artistici, in dialogo con quadri di Picasso e con gli oggetti appartenuti a Coco, siano parte di un allestimento diverso, pensato come racconto poetico di una donna che legge e rielabora quelle letture trasformandole in oggetti unici.

chanel-venere-acefalaIl percorso di “Culture Chanel,  la donna che legge” si divide in sezioni: la vita che conduciamo, le confidenze dell’invisibile, pensieri che fanno riflettere, gli aspetti del tempo. Sezioni da cui emergono testi originali dadaisti, cimeli del Futurismo, oggetti e libri di quel genio di Jean Cocteau, e addirittura tomi con incisioni originali di Salvador Dalì; Gabrielle Chanel aveva gran gusto in fatto di lettura, era amica di grandi personalità culturali come Mallarmè e sapeva rielaborare in modo originale le suggestione letterarie del tempo.

La mostra curata da Froment testimonia il riscatto (sociale e culturale) di una donna che legge e si trasforma nella sua identità più profonda: si ribella al padre, come Antigone, figura con la quale si identificava spesso Chanel, e a cui è dedicato uno spazio in mostra.

Ma non scocciatevi se vi sembrerà troppo buio lungo l’esposizione; come ha dichiarato Froment, la mostra “è incentrata sull’ombra“, l’ombra di Coco Chanel che aleggia ovunque. Oggi  il nome Chanel evoca in tutti per associazione le innovative creazioni di moda, prese successivamente in mano da Karl Lagerfeld, di cui sono presenti alcuni capi nelle teche di Ca’Pesaro.

Ma il vero nome di Coco era Gabrielle; il simpatico diminutivo deriva dal ritornello di  “Qui qu’a vu Coco dans le Trocadéro“, che canticchiava proprio lei nei caffè-concerto del primo Novecento, quand’era una “poseuse“, ovvero colei che riempiva le pause durante numeri di uno spettacolo.

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Nata nel 1883, di umili origini,  abbandonata dal padre e cresciuta in orfanotrofio, Gabrielle Chanel aveva ben presto pensato a come reinventare se stessa. Una donna che legge, cresce interiormente e culturalmente, e incarna l’idea wildiana della “vita che imita l’arte“.

Un video interessante dietro le quinte dell’allestimento:

http://culture.chanel.com/it/immagini-della-mostra

Per ulteriori informazioni:

http://culture.chanel.com/it/la-visita-informazioni

Di Luisa Galati

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luindi

Giornalista pubblicista, laureata in filosofia. Sempre a caccia di novità nel campo dell'attualità, dell 'arte e soprattutto in ambito cinematografico..