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il 69° Leone d’oro a Kim Ki Duk

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Un film duro, violento, asciutto nei dialoghi e deciso nelle azioni. Il 18° film del regista coreano Kim Ki Duk: “Pietà”, ha trionfato alla Mostra d’Arte Cinematografica a Lido di Venezia. Il lungometraggio parla di una storia di miseria e ricatti, di usura e povertà, in una maniera estrema ed incisiva:

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il giovane Kang Do lavora per uno strozzino ed è costretto a riscuotere gli interessi in un modo o nell’altro. E’ proprio il protagonista ad esternare la violenza in modo drastico, spezzando le ossa ai malcapitati creditori. All’interno della routine quotidiana s’insinua una misteriosa donna, che dice di essere la madre di Kang Do e lo segue ovunque, gli lava i piatti, gli pulisce la casa. Da qui si dipana il thriller -horror sul denaro realizzato da Kim Ki Duk, che aveva sfiorato il Leone d’oro con “Ferro 3” nel 2004. Critica e pubblico son stati unanimi nel giudizio positivo verso la pellicola, anche grazie ad un cast notevole e alle immagini molto crude ma fortemente reali. La forza della violenza psicologica supera quella fisica in più scene. Il denaro è potere, dolore, morte e vendetta, aggiunge la madre di Kang Do, quasi come un avvertimento per il resto della vicenda. Per il regista una nuova conferma è giunta con la consegna del Leone d’oro per la 69° edizione della Mostra. Dopo aver ringraziato la giuria e il suo cast Kim Ki Duk ha cantato il brano coreano “Arirang” in segno di gratitudine.

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PREMIAZIONI
 Il Leone d’argento è andato a “The master” per la regia di Paul Thomas Anderson, mentre il premio speciale della giuria allo scandaloso “Paradise: faith” di Ulrich Seidl.

Per quanto riguarda gli attori la coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile è stata consegnata Hadas Yaron per “Fill the void”, per la migliore interpretazione maschile invece c’è stato un ex aequo tra Philip Seymour Hofmann e Joaquin Phoenix per “The master”. A Fabrizio Falco (“La bella addormentata”, “E’stato il figlio”) è stato assegnato il premio Marcello Mastroianni per il miglior attore emergente. “Volevo ringraziare Ciprì che mi ha scoperto e Bellocchio per aver creduto in me” ha dichiarato l’attore messinese,” e voglio dedicare questo premio ai giovani attori che come me credono in questo mestiere e lo fanno con umiltà e pazienza per raggiungere risultati di qualità”.

L’Osella per la  miglior sceneggiatura è andata al regista francese  Olivier Assayas per “Après mai”. Osella per il miglior contributo tecnico a Daniele Ciprì per la miglior fotografia di “E’ stato il figlio”, di cui è anche regista.

Il Leone del futuro premio opera prima di Luigi de Laurentiis – equivalente a 100.000 dollari- è andato a “Kuf”, del turco Ali Aydin. A concludere, per la sezione Orizzonti, il vincitore è “Three sisters” del regista cinese Wang Bing insieme al premio speciale della giuria a “Tango libre”di Frèdèric Fonteyne.

Di Luisa Galati

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna