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GUSTAV KLIMT A VENEZIA

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Sabato 24 marzo è stata inaugurata a Venezia la mostra “Gustav Klimt nel segno di Hoffmann e  della Secessione”, in occasione del 150°anno dalla sua nascita. Il museo Correr, in piazza S. Marco, che ospiterà le opere fino all’8 luglio, ha visto le proprie sale arricchirsi di pezzi d’arte e d’architettura, alcuni dei quali visibili al pubblico per la prima volta.

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Klimt torna a Venezia dopo circa cent’anni: partecipò nel 1910 alla Biennale di Venezia.
L’esposizione a lui interamente dedicata parte dal periodo del movimento artistico chiamato “Secessione”, introducendo poi le figure di Klimt e Hoffmann, l’uno per il mondo artistico, l’altro per la trasposizione degli stessi concetti artistici in mobili, design, modelli, plastici in legno. Il legame fra i due è molto stretto, fin dall’età giovanile, quando si conobbero grazie alla nascita di “Ver Sacrum”, la rivista della Secessione viennese.

Tale movimento faceva parte di un fermento artistico che aveva invaso tutta l’Europa, ma con nomi diversi, come l’Art Nouveau in Francia, o il Modernismo in Spagna, che si prefiggevano di recuperare la tradizione rinnovandola e comprendendo in essa sia l’architettura sia la pittura. L’insieme di arti applicate diventava inseparabile da queste ultime. L’idea era un’opera d’arte “totale”, ovvero il riflesso della filosofia della“gesamtkunstwerk”. La realizzazione di questo principio si materializza nella sala dedicata al “Fregio di Beethoven”(opera significativa sulla nona di Beethoven e sull’Inno alla gioia di Schiller del 1901-02) e alle decorazioni per il Palazzo Stoclet di Bruxelles, capolavoro di Hoffmann.

La fonte ispiratrice del fregio è il 4°tempo della sinfonia, proposta qui in tema allegorico, come vittoria dell’arte sulle avversità. Nel finale del fregio è rappresentata l’unione uomo-donna come simbolo d’amore. Del 1901 è anche “Giuditta e Oloferne”, che insieme a “Giuditta II”(1909) è esposta per la prima volta a Venezia. Le opere incarnano un’importante tradizione letteraria e artistica, come la creazione di eroine decadenti, e come il Simbolismo nella figura di  Salomè (basti pensare all’eredità di Flaubert, Mallarmè o di Wilde).

Negli stessi anni Hoffmann cambia forme in architettura, dopo il viaggio in Italia nel 1895, in cui vide le case di Capri che gli piacquero per la linearità e la semplicità, con uno stile più vicino ad una riscoperta della classicità, eliminando le strutture curvilinee: si chiamerà proprio stile quadrato. L’incontro e la produzione dei due artisti è stata oggetto di polemiche per l’audacia e l’innovazione in opposizione alla filosofia positivista del periodo, che voleva come predominanti scienza e logica, mentre, soprattutto per Klimt, era fondamentale il contatto con quella filosofia della Natura di matrice schilleriana: l’ultima sala del Correr, in cui troneggia “Il girasole”del 1907, da’ voce al lato malinconico dell’artista,alla sua solitudine rassegnata, alla sua visione della natura: si tratta d’un’incarnazione della natura in un paesaggio simbolico.

A chiudere, a lato del dipinto, un frammento di Novalis che ben rappresenta l’interiorità klimtiana: ”Noi sogniamo di viaggiare per l’universo, ma l’universo non è forse in noi? Le profondità dello spirito ci son ignote. Il misterioso cammino va verso l’interno. In noi o in nessun altro luogo, è l’eternità, con i suoi mondi, il passato e l’avvenire”.

Di Luisa Galati

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna