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Doppia riapertura per la Fondazione Pinault a Venezia: Sigmar Polke e Accrochage

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Al via una doppia riapertura primaverile per la Fondazione Pinault, istituzione francese dedicata all’arte,   a Venezia: il 17 aprile le porte di Palazzo Grassi e di Punta della dogana si spalancheranno ancora una volta  per il pubblico eterogeneo che segue le kermesse dal sapore contemporaneo. A Palazzo Grassi la scelta è caduta nuovamente su una monografica, quest’anno tutta incentrata sull’artista di origini tedesche Sigmar Polke. 

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Punta della Dogana | © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo

Punta della Dogana | © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo

L’idea per l’esposizione monotematica è nata dal progetto di Polke presentato nel 1986 per il Padiglione Tedesco della Biennale; grazie alla nuova retrospettiva italiana  su Sigmar Polke (1941-2010) la Fondazione Pinault celebra il 75esimo anniversario della nascita dell’artista e contemporaneamente  il 30esimo anniversario della sua partecipazione alla Biennale di Venezia. Il 1986 inoltre è l’anno che vede la consegna del Leone d’Oro a Polke.

La mostra, che proseguirà fino a novembre 2016, propone una novantina di opere dell’artista tedesco, in parte provenienti dalla Pinault Collection ma anche prestiti da collezioni pubbliche e private: la celebrazione di tutta la carriera dell’artista parte qui dagli anni Sessanta fino ai Duemila. La monografica su Polke offrirà una carrellata di tele di importanti dimensioni e di svariati materiali; il trait d’union sarà proprio la molteplicità delle tecniche pittoriche e non solo. In contrapposizione invece “Accrochage” a Punta della Dogana, che si dipanerà su più livelli artistici e raccoglierà un insieme di opere molto diverse tra loro.

Sigmar Polke, Axial Age, 2005-2007 |© The Estate of Sigmar Polke, SIAE 2011 |Installation view at Punta della Dogana, 2011 | ph: © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo

Sigmar Polke, Axial Age, 2005-2007 |© The Estate of Sigmar Polke, SIAE 2011 |Installation view at Punta della Dogana, 2011 | ph: © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo

A cura di Caroline Bourgeois, “Accrochage” espone settanta lavori di quasi altrettanti artisti e strizza l’occhio a una sorta di ricerca del vuoto, ma allo stesso tempo ad un ambizioso insieme che possa raccontare la storia dell’arte. Tra gli artisti in mostra spicca il nome di Pier Paolo Calzolari, che viene ricordato per la sezione dedicata all’arte “povera” italiana, per proseguire con  Pierre Huyghe,  Fabio Mauri, Prabhavathi Meppayil, Jean-Luc Moulène, Henrik Olesen, Michel Parmentier, Philippe Parreno, Florian Pumhösl, Charles Ray, Thomas Schütte, Tino Sehgal, Haim Steinbach, Niele Toroni, Günther Uecker, Dewain Valentine, Franz West, Cerith Wyn Evans.

Una curiosità: l’installazione vivente  “Ann Lee”di Sehgal, che sarà visibile tra aprile e maggio all’interno della Punta della Dogana,  è stata ispirata dal celebre personaggio di una bambina dei fumetti, più precisamente dei manga giapponesi, e dovrà danzare, muoversi e parlare. Si tratta di un’opera interattiva che l’artista aveva già proposto in altre versioni per altre kermesse, e che tra pochi giorni prenderà vita a Venezia. Per interpretare lungo tutta la durata della performance il ruolo di “Ann Lee”, si alterneranno sei ragazzine che sapranno parlare inglese e con una propensione per l’improvvisazione e l’intrattenimento dei visitatori.

Di Luisa Galati

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luindi

Giornalista pubblicista, laureata in filosofia. Sempre a caccia di novità nel campo dell'attualità, dell 'arte e soprattutto in ambito cinematografico..