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Il generatore di energia elettrica che funziona con l’urina

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Quattro “baby scienziate”: Dura-Aina Adebola, Akindele Abiola, Faleke Oluwatoyin e Bello Enida; tutte tra 14 e i 15 anni, hanno costruito un particolare generatore di energia elettrica  in grado di funzionare per ben 6 ore utilizzando un combustibile molto particolare: l’urina!

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Questa novità sul tema dell’energia “pulita” nasce dall’idea di quattro adolescenti africane, si tratta di un prototipo nato senza ricorrere al petrolio o all’uranio ed è una delle costanti scientifiche più rilevanti degli ultimi anni.

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Questa idea bizzarra ma molto efficace è stata premiata nel corso della quarta Maker Faire Africa nella città di Lagos in Nigeria, fiera dedicata ai giovani inventori che mettono alla prova il proprio talento scientifico.

L’invenzione del generatore si presenta comunque con una serie di lacune, partendo dal punto di vista della sicurezza che ha ancora un’alta probabilità di rischio esplosione e dovrà essere migliorato anche dal punto di vista igienico visto che l’urina potrebbe rendere la macchina una brutta arma batteriologica, nonostante questo l’idea di poter sfruttare questo materiale di scarto umano per la produzione di energia elettrica potrà favorire una riduzione dell’inquinamento (che oggi è a livelli insostenibili a causa dei combustibili fossili).

Come funziona il generatore:
L’urina viene inserita in una cella elettrolitica che separa l’idrogeno che viene purificato da una sorta di filtro per poi essere spinto nel cilindro del gas che a sua volta spinge l’idrogeno in un altro cilindro pieno di borace liquido nel quale rimuove l’umidità del gas, così l’idrogeno risultante filtrato e purificato viene immesso nel generatore.

La sua funzionalità è di 6 ore con un litro di urina e funziona esattamente come se andasse a petrolio producendo energia elettrica. L’idea di sfruttare l’urina era venuta già nel 2002 all’ingegnere chimico Gerardine Botte della Ohio University, dove individuava nell’urina una fonte di idrogeno da utilizzare nelle pile combustibili al posto dell’acqua risparmiando così sul consumo.

C’è da dire che nessuno dei ricercatori che sta lavorando su tale fonte alternativa di energia sembra essere convinto che la pipì porrà termine ai problemi dell’aumento della domanda di energia, in molti si stanno prodigando in studi alternativi. Ma l’idea andrà di certo approfondita, usare la semplice pipì umana per produrre energia elettrica (anche se può sembrare poco elegante) per abbandonare le fonti fossili è una strada che si potrebbe percorrere in futuro.

Di Maria Valentina Patanè

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna