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ELLIOTT ERWITT: PERSONAL BEST

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A Venezia riapre le porte uno splendido palazzo: all’isola della Giudecca è possibile visitare la mostra fotografica dedicata ad Elliott Erwitt allestita nella “Casa dei tre oci” (in dialetto veneziano: occhi). Nato nel ’28 a Parigi da genitori russi di origini ebraiche, vissuto fino al ’38 in Italia, Erwitt studiò fotografia e cinema a Los Angeles negli anni ’40, lavorò per l’agenzia fotografica Magnum ( con Henri Cartier-Bresson n.d.r.) e ormai fa parte dei fotografi-simbolo dello scorso secolo.

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L’edificio veneziano, aperto al pubblico quest’anno, ora è un centro per la fotografia e le produzioni ed attività culturali, dove verranno svolti incontri e workshops a tema.

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La casa “dei Tre Oci”, chiamata così per le grandi finestre ogivali, è stata costruita nel 1913, con l’intento di essere una casa-studio, su disegno di Mario De Maria (Marius Pictor) che la dedicò alla figlia Silvia. Venne successivamente utilizzata dal figlio Astolfo, pittore a sua volta, che la rese anche un punto d’incontro per gli artisti: una funzione che oggi è stata riscoperta grazie alla Fondazione di Venezia e Polymnia Venezia che ha eseguito il restauro.  Si tratta di un rarissimo stile architettonico per Venezia, quello neogotico; per questo, nel 2007, è stata dichiarata di interesse storico ed artistico dalla Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto.

Dal 30 marzo si può ammirare al suo interno una selezione di fotografie per la mostra “Elliott Erwitt – Personal best”, che terminerà il 15 luglio. Sono state scelte 140 foto di Erwitt in bianco e nero, ad eccezione di una a colori per la pubblicità-progetto di Jacob Cohen, cui è dedicata una sala al piano terra, corredata da abiti del marchio. Dal primo piano nobile e dall’ultimo l’incanto del palazzo raggiunge il suo vertice: la vista sulla laguna e su Venezia con S. Marco è spettacolare. A fare da cornice agli scatti del fotografo americano le sale, arricchite da sontuosi lampadari in vetro di Murano, insieme ad alcuni arredi della famiglia d’origine: credenze decorate, poltrone, dipinti.

Le foto ben si sposano con gli spazi del palazzo veneziano e ne arricchiscono le pareti di storia americana degli anni cinquanta e sessanta, intrise spesso d’una intelligente e sottile ironia. Afferma Erwitt:” Per me la fotografia è un’arte dell’osservazione. E’ la ricerca di qualcosa d’interessante in un luogo anonimo. Ho scoperto che ha poco a che fare con le cose che vediamo e tutto a che fare con il modo di vederle”. Infatti, immagini di vita quotidiana o di luoghi che il fotografo vide durante alcuni viaggi hanno spesso un tocco in più, raccontano di ingiustizie sociali con tono acuto e leggero, oppure danno l’idea della comicità sottostante. Erwitt amava inoltre ritrarre animali, in particolar modo i cani, che danno uno sguardo buffo e simpatico, spesso associati ad esseri umani, che l’artista metteva sullo stesso piano ( basti pensare alla foto in cui ci sono gambe umane ed animali, oppure a quella, divertentissima, in cui appaiono due bulldog, uno a coprire la testa del padrone, dando l’illusione di una creatura mezzo cane e mezzo uomo). Anche nel fotografare i paesaggi e/o oggetti Erwitt sapeva cogliere qualche bizzarro dettaglio, di modo che ci fosse un elemento comico su cui far riflettere. Le icone che ritrasse comprendono le ingiustizie della segregazione razziale nel Sud degli Stati Uniti, il celebre “Dibattito in cucina” a Mosca tra Krusciov e Nixon nel ’59 e una Jacqueline Kennedy triste e velata al funerale del marito nel ’63.

Molto conosciuti ed intensi i ritratti di Grace Kelly, Kerouac, Marilyn Monroe, Che Guevara. Il fotografo è ricordato soprattutto per il suo originale umorismo, rara qualità nel mondo della fotografia. “Di frequente i suoi lavori racchiudono una sorta di rebus visivo che stimola l’osservatore a guardarle e riguardarle: una commedia così abile esige che ogni immagine sia organizzata con grande eleganza e precisione”, scrive Brian Wallis, dell’International Centre of Photography di New York e chief curator dell’esposizione veneziana. D’altro canto il significato e il valore della fotografia è così spiegato da Elliott Erwitt: “Si trovano immagini ovunque. Si tratta soltanto di notare le cose e organizzarle”.

Di Luisa Galati

“Personal best”, Casa dei Tre Oci, fondamenta delle Zitelle 43“
Dal 30.03 al 15.07.12
Lun-ven 10-19, sabato 10-22
Chiuso martedì
Fermata vaporetto Zitelle, Giudecca

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna