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LA BIO-PIRAMIDE – LE PIRAMIDI EGIZIE SI TRASFORMANO IN GRATTACIELI

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La trasformazione di terre in deserto si sta espandendo in modo allarmante in tutto il mondo, rappresentando uno dei principali problemi ambientali odierni. Uno studio di design localizzato in America ha proposto una soluzione molto ambiziosa al riguardo: la Bio-Piramide.

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Una Bio-Piramide è una specie di grattacielo non convenzionale disegnato per connettersi con le antiche piramidi egizie esistenti, rinchiudendole dentro una piramide ancora più grande, una greenhouse con biosfera indipendente che funzionerebbe come una “macchina vivente”.

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LA BIO-PIRAMIDE - LE PIRAMIDI EGIZIE SI TRASFORMANO IN GRATTACIELI

La Bio-Piramide è stata presentata alla competizione Skyscraper 2015 ed è stata progettata dai designer David Sepulveda, Wagdy Moussa, Ishaan Kumar, Wesley Townsend, Colin Joyce, Arianna Armelli e Salvador Juarez. Il team ha preso ispirazione dall’Egitto, un paese che non solo è uno dei deserti non-polari più grandi della terra ma anche un paese dove le antiche civilizzazioni avevano fondato la loro sostenibilità su un sistema agricolo molto funzionale. Le oasi progettate come le Bio-Piramidi studiano con attenzione il microclima per supportare la coltivazione verticale, la purificazione dell’acqua, la creazione di energia pulita e molto altro.

LA BIO-PIRAMIDE - LE PIRAMIDI EGIZIE SI TRASFORMANO IN GRATTACIELI

“Il nostro progetto della Bio-Piramide propone la creazione di un’area super-ibrida e di riattivazione che può davvero fare la differenza nella lotta al miglioramento ambientale” – riporta uno dei designer e continua: “Questo grattacielo speciale non solo funzionerebbe come biosfera ma anche come collegamento al Cairo, sfruttando il deserto del Sahara”.

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Questa “macchina vivente” alta circa 390 metri verrebbe alimentata da riserve d’acqua collocate nel sottosuolo, pompate attraverso un sistema di drenaggio dentro la struttura. Dei sistemi di condensazione permetterebbero il riciclo dell’acqua permettendo la produzione di nuova acqua. Oltre ad altri sistemi di produzione di energia pulita, la struttura includerebbe anche un museo, dei negozi, laboratori di ricerca, attrazioni turistiche e un’università.

Articolo di Manuela Camporaso

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Manuela Camporaso