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APPUNTI DI VIAGGIO SULLE TRACCE DI DARWIN IN SUD AMERICA

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Prima di raccontare del mio ultimo viaggio sulle tracce di Darwin in Sud America (Argentina – Uruguay – Rio De La Plata) è opportuno fare una premessa: Qualche tempo fa ricordo che un amico mi disse:  “Vittorino, se è vero che la storia ci racconta che sono i grandi viaggiatori  portatori di novità e conoscenze,  allora nel tuo piccolo  puoi essere considerato uno storico della cinofilia”. Questo perché per quanto riguarda l’ aspetto cinofilo,  il mondo l’ho girato quasi tutto in cerca di conoscenze e verità.
I primi viaggi risalgono agli anni 70: Germania, Francia, Olanda, Belgio, etc.  alla ricerca di nuove culture sui cani da utilità.

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Vittorino Meneghetti Sulle tracce di Darwin in Sud AmericaAlla fine degli anni 80, cominciano i miei viaggi in Africa e precisamente nel Sahara occidentale sulle tracce dei pastori neolitici, dei graffiti e delle pitture rupestri che questi scolpirono e dipinsero sulle pareti di rocce e  grotte; scene di vita vissuta con gli animali e con i cani.
Alla fine degli anni 90 cominciano i miei viaggi nell’est Europa, Repubblica Ceca ai confini con la Polonia,  ed in particolare di un villaggio mesolitico in Moravia datato 26000 anni fa,  alla ricerca di un proto-cane.
In tutti questi viaggi ho scritto diari, ho appreso informazioni, ho fatto video, foto.
Il mio motto e il mio spirito è sempre stato quello di  guardare al passato per trovare il  futuro;  ripercorrendo  indietro la storia là da dove tutto cominciò per trovare  spunti e conferme , poter ricostruire un percorso storico del  cammino evolutivo tra l’uomo e il cane che dura da almeno 10000 anni e per capire quanto esso sia cambiato e quanto sia cambiato il mondo che lo circonda.

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i cani da pastorePerché  i cani una volta non avevano le problematiche di oggi?
Qualcosa è cambiato  in peggio in questi ultimi cento anni e la cinofilia ufficiale che nasce nel 1911,  dovrebbe porsi delle domande per queste involuzioni.
Nei miei due ultimi libri: L’uomo e il cane storia di una antica alleanza ed. Mursia e I cani da pastore ed. on-line Lulù ho cercato di spiegarne le cause e le motivazioni di questo degrado.
All’inizio del 2014, facendo un resoconto dei miei studi e dei miei viaggi mi sono reso conto che  “per chiudere il cerchio sui cani da difesa e utilità” mi mancava  il “nuovo mondo” in particolare il Sud America in quanto la cinofilia del nord America è ampiamente conosciuta e documentata anche attraverso internet.
Tale decisione è maturata dal fatto che sono stato anche fortemente ispirato dalla lettura del diario di viaggio di un naturalista intorno al mondo,  Charles Darwin,  di cui sono un estimatore e sostenitore.
Ritengo che Darwin, con la pubblicazione nel 1859 della sua grande opera L’origine delle specie, abbia liberato il mondo dai pregiudizi scientifici,  ma in particolare sono rimasto affascinato dal suo diario che scrisse  sul brigantino di sua maestà britannica il Beagle dove appena ventiduenne, riportò tutto quello che vide e sentì facendo degli studi sulla evoluzione delle specie, sulla flora, la fauna, la geologia, gli insetti, etc.  e anche sui cani del Sud America.

 C. Darwin appunti di viaggio:
“Il 22 novembre del 1833 arrivammo ad una Estancia (fattoria) sul Berquelo in Uruguay di proprietà di un ospitalissimo inglese per il quale avevo una lettera di presentazione del mio amico Mr. Lamb; mi fermai qui alcuni giorni , una mattina andai con lui a cavallo alla Sierra del Pedro Flaco, circa 50 km. a monte del Rio Negro e a 7-0 km. Circa da Mercedes, piccola cittadina dell’Uruguay. Mi divertii con quello che vidi e udii sui cani da pastore del luogo, quando si viaggia a cavallo è comune incontrare un grande gregge di pecore custodito da uno o due cani da pastore  a distanza di qualche chilometro di case o persone e mi sono spesso stupito di come si sia stabilito una amicizia così stretta tra un predatore e una preda”.

Tornando alle motivazioni che mi hanno spinto in Sud America, la prima era ripercorrere nei limiti del possibile, il percorso di Darwin in Argentina e Uruguay, la seconda vedere la situazione cinofila da quell’altra parte del mondo.
Per quanto riguarda la popolazione canina del Sud America, poco si conosce della storia e dei cani di quei luoghi a parte il Dogo Argentino;   quello che ho visto in quei luoghi mi ha fortemente affascinato e come ho scritto sul mio diario di viaggio non ho trovato novità ma solamente verità.
Di questi cani ho visto lo stile di vita, come si riproducono, come lavorano, che tipo di rapporto hanno con le persone.
In particolare,  nel Rio de La Plata, che comprendeva al tempo diverse nazioni come l’Argentina, l’Uruguay, la Bolivia, il Paraguay e parte del Cile; nulla sembra mutato ad oggi (2015)  e  la selezione naturale è la stessa che avveniva in Europa prima del 1911 anno di fondazione del F.C.I. (Federazione Cinologica Internazionale).
Da quel momento in Europa, la selezione naturale fu sostituita da quella artificiale con i risultati disastrosi che sono sotto gli occhi di tutti.
Per ripercorrere il viaggio di Darwin avevo come unici riferimenti oltre che il suo libro Appunti di viaggio di un naturalista intorno al mondo, solamente il nome di questa città, Mercedes,  a 70 km a monte del Rio Negro e la Estancia che all’epoca si chiamava il Berquelo.  Qui Darwin soggiornò alcuni giorni  e annotò sul suo diario quello che vide e sentì sui cani da pastore del luogo.

Ricercando in internet ho trovato delle cartine topografiche non molto dettagliate, pertanto mi sono recato al Touring Club di Milano e lì ho acquistato la guida Michelin completa del Cile, Argentina e Uruguay aggiornata al 2014, dove risultava che la città di Mercedes esiste ancora. Quello che non sono riuscito a trovare da nessuna parte è stato il riferimento dell’Estancia Il Berquelo citata da Darwin.
A questo punto la mia speranza era di ritrovare almeno i ruderi o quello che restava della fattoria.
Per fortuna non è andata così anzi  meglio e più avanti racconterò nel dettaglio le enormi difficoltà incontrate per riuscire a trovare questa famosa Estancia in Urugay,  ma non solo,  anche tutti i posti che ho visitato citati da Darwin sono ben conservati; è come fare un tuffo nel XIX secolo, l’unico rudere che ho trovato è il faro costruito dai Portoghesi nel 600 a Colonia Del Sacramento sulla sponda Uruguagia alla foce del Rio De La Plata, sostituito da un nuovo faro costruito ai primi del 900.
Tra i posti che ho ritrovato, citati e frequentati da C. Darwin in  Argentina,  la famosa cittadina di San Antonio de Areco, la città dei Gauchos (150 Km da Buenos Aires) dove  esiste ancora una antica Pulperia, equivalente a un saloon del Far West,  edificio costruito nella metà del 700,  ben conservata , con l’interno “congelato” ai primi dell’800.
Questa Pulperia è frequentata ancora oggi dai Gauchos ed è possibile gustare un ottima birra argentina e  taglieri di salumi e formaggi locali.

Vittorino Meneghetti sulle tracce di Darwin in Sud America 2I miei appunti di viaggio:
il 23 marzo 2015 al mattino, dopo 14 ore di volo,  sbarchiamo a Buenos Aires all’Aereporto  Ezeiza.
Ci fermiamo qualche giorno e dopo aver visitato alcuni  luoghi molto caratteristici alla periferia di Buenos Aires, come Tigre cittadina che ha un porto fluviale con infiniti canali che attraversano la foresta e sfociano nel Rio de La Plata,  partiamo alla volta di San Antonio de Areco, con un pulman, unico mezzo di trasporto pubblico in Argentina, in quanto noleggiare un auto è abbastanza problematico e non esistono stazioni e linee ferroviarie.
Con la sosta a San Antonio de Areco (la città dei Gauchos), piccola cittadina ottocentesca, ho visto e filmato per la prima volta il famoso Perro ovechero (cane pecoraio) lavorare con cinque Gauchos a cavallo dei loro Criollo, famoso cavallo argentino,  e  sessanta puledri.
Lo stesso cane ha poi lavorato con una trentina di vacche, uno spettacolo indescrivibile!
Il giorno dopo la destinazione è Rosario a 450 km da Buonos Aires, percorrendo la famosa Panamerica, la strada che attraversa il Sud America,  dove mi incontrerò con il Presidente del Club mondiale del Dogo Argentino, Dr. Josè Forlla.
Rosario è anche la città che diede i natali al Che Guevara e abbiamo visto la casa dove nacque e il monumento alla memoria.

Il Dr. Forlla, star della cinofilia sudamericana, persona di elevata cultura e di estrema gentilezza ed ospitalità con un invito a cena a casa sua, mi ha mostrato dal vivo il suo ultimo campione mondiale, un degno rappresentante della razza Dogo Argentino, non solo bello ma anche bravo nello svolgere il suo lavoro di cane da caccia al cinghiale o alla grossa selvaggina, come ho visto nel video mostratomi.
Il 28 marzo 2015  partiamo da Tigre (Argentina) con l’aliscafo per raggiungere Colonia Del Sacramento sulla sponda uruguagia. All’arrivo al porto noleggiamo una piccola Suzuki  e ci dirigiamo verso Mercedes, che dista 150 km da Colonia,  unico punto di riferimento certo per ritrovare l’Estancia Il Berquelo.

Mercedes in Uruguay è una bellissima cittadina ottocentesca, appena un po’ più grande di San Antonio de Areco, con le strade lastricate di sassi, con vicoli stretti e la pendenza centrale che serviva a far scaricare l’acqua piovana. Parlando con una guida turistica vengo a conoscenza che Mercedes è rimasta più o meno uguale ai tempi in cui transitò Darwin.
Decido di andare all’Ufficio locale del Turismo che trovo dopo un po’ di giri ed è situato in un bel parco sulle sponde del Rio Negro. E’ una piccola struttura, comunque accogliente con servizi, e mi ricevono due giovani impiegati, un ragazzo e una ragazza, molto gentili e disponibili nonostante il mio spagnolo non propriamente fluido.
Cerco di spiegare il motivo della mia visita e i riferimenti che ho a disposizione e loro si guardano in faccia; scuotendo la testa mi dicono che non sanno nulla in quanto nessuno ha mai fatto domande di questo tipo. La chiacchierata con loro mi fa capire che non solo non conoscono il posto che cerco ma che non sanno nulla a proposito della Estancia Il Berquelo che ospitò Darwin.
Alquanto demoralizzato e deluso delle loro risposte, insisto essendo convinto che almeno dei ruderi dovrebbero esserci e scuoto la loro sensibilità.
Vedendomi così amareggiato ma nello stesso tempo determinato a trovare quello che cerco, si attivano e mi dicono che possono provare a contattare telefonicamente  il loro responsabile, il Direttore dell’Ente locale.
Parlano con lui al telefono per circa un quarto d’ora e finalmente arriva una buona notizia: la Estancia esiste ancora, ma non si chiama più Il Berquelo.
Purtroppo non sa altro, per cui se una traccia è stata trovata è comunque poco.
A questo punto insisto ancora con i due ragazzi e chiedo di poter parlare direttamente con il Direttore, mentre il tempo passa, circa due ore dal nostro arrivo.

Vittorino Meneghetti sulle tracce di Darwin in Sud AmericaPurtroppo dopo la telefonata intercorsa, questa persona non era più in ufficio, quindi ci consigliano di fare un giro per la cittadina, in attesa di poterlo rintracciare.
Dopo circa un ora ci rechiamo ancora nell’Ufficio turistico e finalmente riesco a parlare telefonicamente con il Direttore a cui spiego le motivazioni, i riferimenti che ho a disposizione e l’importanza per me di ritrovare queste tracce motivo del lungo viaggio dall’altra parte del mondo.
Lui molto sorpreso, ribadisce quello che mi avevano riferito i ragazzi, nessuno ha fai fatto richieste del genere durante il suo decennio di direzione in carica, ma capendo il mio interesse, la mia insistenza, le mie spiegazioni a supporto, si fa carico con molta disponibilità, dicendomi che proverà a contattare  il suo superiore, segretario del Ministro dei Beni Culturali uruguagio a Monte Video.
Tra me penso che in Italia questa procedura e disponibilità di chiamare il segretario del Ministro sarebbe stato praticamente impossibile!!!

Mi ha pertanto detto di non allontanarmi dall’ufficio che a breve mi avrebbe dato notizie in merito. Dopo circa quaranta minuti di attesa seduti sulla panchina esterna all’ufficio, arriva la telefonata tanto attesa. L’impiegato sorridente mi invita ad entrare dicendomi che il Direttore aveva buone notizie, era riuscito a parlare con il segretario.
Il direttore telefonicamente mi premette che anche il segretario del Ministro in vent’anni del suo mandato aveva ricevuto tale richiesta solo da una ventina di persone per la maggioranza inglesi, biologi, zoologi e naturalisti, meravigliandosi che un italiano senza un titolo accademico specifico,  avesse fatto un viaggio così lungo per visitare l’Estancia.  Oltre a confermare l’esistenza della stessa, perfettamente conservata mi dice che sul confine della proprietà sulla sponda uruguagia del Rio Negro, esiste anche una stele a testimonianza del passaggio di Darwin.
L’Estancia non si chiama più Il Berquelo ma La Portegna,  ed è di proprietà di una coppia di argentini residenti a Buenos Aires;  per arrivarci occorre una vettura e una guida in quanto la proprietà dista 70 km da Mercedes, su una pista sterrata piena di buche che attraversa le Pampas, la stessa strada che percorse Darwin a cavallo.
Mi comunica inoltre il nome dell’unica guida che sa arrivare sul posto, signora Blanca, oltre che il suo recapito telefonico.
Dopo vari tentativi trascorre ancora un’ora e mezzo prima di riuscire a parlarci e Blanca ci dice che  purtroppo per quel  giorno e quello successivo ha già altri impegni.
Le dico che non ho molto tempo e racconto anche a lei tutta la storia aggiungendo che ho l’areo il 31 marzo a Buenos Aires per il rientro in Italia; al che rimaniamo d’accordo di sentirci più tardi che provava a spostare il suo appuntamento.
Al secondo contatto mi conferma la possibilità aggiungendo che mi sarebbe costato il doppio causa l’annullamento del suo precedente impegno. Non essendo in condizione di poter trattare accetto immediatamente in quanto per me è troppo importante questa visita e concordiamo di trovarci al mattino dopo alle 09,00 davanti all’ufficio del Turismo.
Il giorno dopo ci presentiamo puntuali con il nostro suzukino bianco e scopriamo che Blanca è di origine abruzzese, sua nonna era emigrata in Uruguay negli anni 20, ma nonostante ciò non parla una parola di italiano. Si presenta ovviamente con un mate da cui continuerà a bere durante tutto il viaggio.

E’ molto simpatica e loquace; dopo le presentazioni ci mettiamo in viaggio mentre Blanca beve continuamente dal mate… ci conferma che la strada è sterrata, piena di buche e polverosa, non ci sono cartelli stradali né altre indicazioni ed effettivamente dopo mezz’ora di strada asfaltata ci immettiamo su questa strada che viene chiamata carrettera, che conferma la descrizione fattaci.
Blanca ci dice che ci è stata solo un paio di volte accompagnando turisti e dall’ultima visita sono trascorsi circa sei anni.
Sbagliamo strada un paio di volte in quanto incrociamo spesso dei bivi sterrati senza indicazioni, ma fortunatamente ad un certo punto  incrociamo un campesino che incontriamo sulla strada, unica persona durante i 70 km di sterrato, a cui Blanca chiede informazioni.

Dopo un paio d’ore arriviamo finalmente all’ingresso dell’Estancia dove non troviamo nessun riferimento a Darwin ma solamente un cartello, come in uso da quelle parti, di legno scolpito con il nome La Portegna.
Entriamo nella proprietà e Blanca cerca il custode, mentre noi ci guardiamo in giro, che arriva dopo una ventina di minuti a bordo di un pich-up.
Non è molto disponibile, ma comunque,  ci autorizza a fotografare e filmare tutto l’esterno.
Ci confessa che i proprietari non amano la pubblicità e i turisti e non permettono a nessuno di visitare all’interno La Estancia, confermandoci che comunque l’interno ed i mobili sono gli stessi che ospitarono Darwin.
Notiamo che la parte centrale rivolta verso l’ingresso è stata completamente ristrutturata solo nell’intonaco, mantenendo la struttura originale.
Girando intorno alla casa troviamo la parte posteriore dove c’è un bellissimo cancello in ferro battuto che dà sulla Pampas.
Questa parte è originale in tutto e per tutto come quando la vide Darwin, centonovantadue  anni fa, non sono state fatte modifiche o ristrutturazioni.
Non riusciamo quindi a vedere gli interni, e un po’ delusi ma comunque soddisfatti per averla trovata, ci resta l’ultima fatica, venti km di duro sterrato con sali e scendi che ci portano sulla riva del fiume Rio Negro, non solo confine della proprietà ma anche confine di stato  tra l’Uruguay e l’Argentina;  in quel punto esatto troviamo la stele dedicata a Darwin che filmiamo e fotografiamo dalle varie angolazioni.
Concludendo posso dire che questo nuovo mondo mi ha proprio affascinato.

Di Vittorino Meneghetti

www.vittorinomeneghetti.it

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna