Anime Nere

Anime nere Venezia da pochi giorni e’ protagonista della nota kermesse cinematografica, quest’anno la 71. Mostra internazionale d’arte cinematografica, che vede in concorso ben 3 film italiani. Il primo a rompere il ghiaccio e’ stato “Anime nere“, di Francesco Munzi. Il regista romano si è ispirato al romanzo omonimo di Gioacchino Criaco, cambiando alcuni elementi, come ad esempio gli anni d’ambientazione: in questo caso non più negli anni ’70 ma ai giorni nostri, attualizzando una storia che ci fa riscoprire il profondo Sud.

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La storia ruota attorno a tre fratelli calabresi che hanno perso il padre, un pastore coinvolto in un sequestro di persona. Ognuno ha sviluppato una personalità: il più vecchio, Luciano, – Fabrizio Ferracane, attore siciliano – e’ rimasto legato alla terra e al bestiame, e vive nel paese natio col figlio ventenne ribelle. Il più giovane – Marco Leonardi, che tutti ricorderanno in “Nuovo cinema Paradiso”, nato nella Locride – ha intrapreso una carriera malavitosa grazie al traffico di droga tra Milano e l’estero, mentre il terzo – Peppino Mazzotta, de “Il commissario Montalbano”- e’ diventato imprenditore con i soldi del fratello.

Anime nere Ma qualcosa li riunirà alle loro origini… ad Africo, paese nella zona aspromontina, dove la gente e’ totalmente abbandonata dallo Stato (quand’esso non è addirittura colluso alla mafia locale). Munzi per la prima volta nella storia del cinema ha girato le scene nei luoghi originali raccontati da Criaco. Si è avvalso di attori non professionisti, come il figlio di Luciano, Giuseppe Fumo di Gioia Tauro, mentre gli attori non calabresi hanno trascorso un periodo in Aspromonte per parlare perfettamente il dialetto locale. Il film infatti e’ stato presentato coi sottotitoli.

Anime nereUna Calabria arcaica quella di Munzi, intrisa di ricordi e di folklore, di violenza e di affetti. La ‘ndrangheta vista dagli occhi di chi è stato complice e vittima della stessa, raccontata in varie declinazioni, ma in modo del tutto originale. La spirale di rabbia e faide familiari qui avranno un epilogo inaspettato. Anche solo per questo il terzo film di Munzi va visto. In sala a Venezia ha strappato 13 minuti di applausi, ora non vi resta che scoprire se sono abbastanza.

Di Luisa Galati

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