Home / Attualità / ANIMA E CORPO: Un dualismo irrisolto all’origine delle malattie?

ANIMA E CORPO: Un dualismo irrisolto all’origine delle malattie?

Link Sponsorizzati


Inseguire i propri sogni

Quel giorno, Marina mi ha dato una grande lezione. Da allora, ogni volta che incontro qualcuno che si è rassegnato a seguire una strada che non lo entusiasma, gli racconto la storia della mia compagna di scuola. «So che è un momento no» vorrei dirgli «ma devi capire che la vita non è come tu credi che sia; la vita è molto di più di quello che credi, ha molte più possibilità di quello che credi. Ora, so che di questa vita, tu, ne hai visto un pezzetto… ma, solo perché ne hai visto un pezzetto, non pensare che sia tutta così! non lo è! È molto più grande, più intensa e più forte di quello che pensi. Devi solo prendere coscienza delle possibilità della tua vita. Quando lo farai, torneranno anche la gioia di vivere, l’entusiasmo e la felicità.»

Link Sponsorizzati



  Quanto a me, fortuna che non m’hanno convinto a fare il notaio come mio padre. Altrimenti, considerata l’indole che ho, sarei stato calvo prima della laurea e morto prima dei trent’anni. L’esperienza di lavoro alle assicurazioni, poi, è stata una benedizione. Infatti, da allora, ogni volta che ho pensato di accontentarmi di qualcosa di meno rispetto a ciò che desidero, una voce di rimprovero si è levata dentro di me. «Non devi mai scendere a compromessi con i tuoi sogni» mi ha ammonito, «perché la realtà è un prodotto della tua coscienza e sei tu a stabilire quanto meriti e quanto riceverai. La responsabilità di ciò che accade nella tua vita è soltanto tua, tant’è che realizzerai esattamente quanto hai creduto di poter realizzare. Perciò, vedi di capire bene che cosa desideri, e qualunque cosa sia, anche se ti sembra improbabile, credici, e non accontentarti mai di niente di meno.»

«Where are we runnin’?»

Il problema è che le persone non sanno che cosa vogliono. Per questa ragione spesso prendono strade sbagliate – a volte solo per provare – e altrettanto spesso non dispongono del coraggio necessario per cambiare strada, dopo averne presa una sbagliata. È allora che cominciano i guai. E le disgrazie e le malattie che colpiscono queste persone sono strettamente collegate a queste scelte sbagliate, a questa incapacità di cambiare vita e allo stato d’animo d’impotenza e d’infelicità che tale condizione porta con sé.

 Corpo e Spirito dualismo 3 La mia più grande fortuna consiste probabilmente nell’aver capito abbastanza presto che cosa voglio fare della mia vita, e nell’aver avuto la forza di tornare sui miei passi e di rimettermi sulla strada giusta dopo che avevo imboccato una strada sbagliata.

  Il fatto è che ciascuno di noi ha davanti a sé una serie di strade che può percorrere. Di tanto in tanto, imbocchiamo quella sbagliata, e allora bisogna che troviamo la forza di toglierci di lì prima che sia troppo tardi. Le emozioni ci comunicano chiaramente se siamo sulla strada giusta (quella che ci porterà alla felicità) o se siamo sulla strada sbagliata. Le persone dovrebbero ascoltare di più il loro cuore al momento di decidere quale strada iniziare a percorrere, perché ne va della loro vita. Ciascuno deve seguire la propria natura, altrimenti si spegne. Si spegne nello spirito e il corpo ovviamente segue e si spegne a sua volta. Allo stesso modo, se qualcuno accende il proprio spirito assecondando la propria natura, il corpo seguirà e costui si sentirà esplodere di vitalità.

  Non so a voi, ma a me sembra che tutti corrano come pazzi senza avere la minima idea di che cosa stanno facendo o di dove stanno andando. Il problema è che nessuno si ferma mai un momento a pensare a quello che sta facendo; nessuno si ferma mai a domandarsi se quello che sta facendo è davvero ciò che vuole fare oppure no. Non c’è da stupirsi se poi molti si ritrovano a fare la cosa sbagliata. Ma ci vuol proprio Lenny Kravitz a chiederci: «Where are we runnin’?» per far sì che ci fermiamo e ci domandiamo se quella che abbiamo imboccato è la strada giusta?

     Attenzione, giovani! La società ci propone quelle tipologie di studio, di mestiere, di vita che vanno per la maggiore, e spesso uno intraprende uno di questi percorsi «standard» senza aver preso una reale decisione, ma perché spinto dalla famiglia, dagli amici o da qualche fatalità, e così finisce a fare cose che nei fatti non lo interessano minimamente, e continua a farle per inerzia, e in questo modo si rende irrimediabilmente infelice, per tacer degli acciacchi e delle malattie del corpo in cui si riflettono le frustrazioni e le malattie dell’animo. No, irrimediabilmente forse no, ma di sicuro ci vogliono due discrete palle, anche quando abbiamo capito che siamo su un binario morto, per prendere il «treno» della nostra vita, tirarlo via di lì e spostarlo su un altro binario – su un binario che abbiamo scelto noi. E del resto trovare noi stessi non significa anche scoprire qual è la nostra vocazione e seguirla? non significa riconoscere la nostra vera natura e uniformarci ad essa? non significa scoprire come siamo fatti al di là delle nebbie dell’ego e quali sono le cose importanti per noi al di là di tutte le false immagini che abbiamo appiccicato addosso a noi stessi o che altri ci hanno appiccicato addosso? Già, che cosa significa trovare noi stessi, se non scoprire chi siamo veramente e corrispondere finalmente a noi stessi?

   Smettere di seguire una certa strada per inerzia, smettere di stare insieme a una certa persona per inerzia, smettere di frequentare un certo ambiente per inerzia, smettere di vivere in un certo posto per inerzia, smettere di accettare un certo destino per inerzia, o perché spinti a quel destino da altre persone o perché costretti a quel destino dalle proprie paure, ecco, questo è da uomini, secondo me, questo per me vuol dire prendere in mano le redini del proprio destino, questo vuol dire dare una direzione alla propria vita. Naturalmente, occorre reagire all’inerzia, vincere le proprie paure, superare i propri limiti: ma non sono troppe le persone si lasciano intrappolare dalle proprie paure e dai propri scrupoli, fino a vivere ostaggio di essi, fino a chiudersi in una prigione le cui mura sono state costruite proprio con i mattoni di quelle paure e di quegli scrupoli? Per questo Carlyle dice che «il primo dovere di un uomo è pur sempre quello di vincere la paura» e che fino a che un uomo non si sia messo la paura sotto i piedi, i suoi atti saranno servili, e conclude: «Ora e sempre, la vittoria più o meno completa che un uomo riporterà sulla paura, stabilirà fino a che punto egli sia un uomo.»[55] Ma ha ragione Vasco a dire che oggi «c’è qualcuno che non sa più che cos’è un uomo».

C’è chi dice no

c’è chi dice no

io non mi muovo.

C’è chi dice no

c’è chi dice no

io non ci sono.

C’è chi dice no

c’è chi dice no

io non ci credo.

C’è chi dice no

c’è chi dice no

io sono un uomo.[56]

 E non si comincia forse così? Non si comincia dicendo no alle cose che non vogliamo fare? alle cose che la nostra coscienza ci fa sentire sbagliate per noi?

  Voglio concludere questo capitolo con una poesia che ho scritto proprio alla fine del periodo di lavoro alle assicurazioni, molto prima che mi venisse in mente di scrivere questo libro…

Io

voglio solo

dare una direzione

alla mia vita,

non lasciarla

andare

così

dove le pare.

e che vada

nella direzione

che io scelgo,

non in quella

verso la quale

la spingono gli altri.

quanti vorrebbero farlo?

quanti vorrebbero dare una direzione

alla propria vita,

ma sono troppo deboli

o troppo incapaci

per farlo?

oppure ci sono fattori esterni

che incanalano le loro vite

in direzioni terribili.

e non ce la fanno

poveracci.

e sono trascinati

altrove

da quelle correnti.

Di Pier Francesco GrasselliLa Ricerca di Se stessi, estratti dal 2° volume.

Di prossima pubblicazione, «La Ricerca di Se stessi» è la nuova trilogia dell’autore dei romanzi «Ho scaricato Miss Italia», «Fanculo amore» e della trilogia «maledetta» formata da «L’ultimo Cuba Libre», «All’Inferno ci vado in Porsche» e «Vivere da morire», tutti editi da Mursia.

Blog dell’autore: http://ultimocubalibre.blogspot.it/

Share the joy
  • 29
  •  
  •  
  •  
    29
    Shares

Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna