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ANIMA E CORPO: Un dualismo irrisolto all’origine delle malattie?

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La malattia è un messaggio: l’interpretazione del sintomo

Il fatto che ogni disturbo sia il veicolo di un messaggio da parte della nostra interiorità (qualche cosa che dobbiamo cambiare in noi stessi, qualche cosa che dobbiamo imparare) può essere considerato un corollario del principio in base al quale la realtà è una «nostra» creazione, una proiezione della nostra interiorità, e ogni evento che ci coinvolge – malattie comprese – è funzionale alla nostra evoluzione.

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  In un libro di cui consiglio caldamente la lettura, gli autori fanno notare che «un sintomo è un segnale che calamita attenzione, interesse ed energia»[27], e spiegano: «Se nel corpo di una persona si manifesta un sintomo, questo attira più o meno l’attenzione su di sé e spezza sovente in modo brusco la continuità della vita. (…) Questa interruzione, che sembra venire dall’esterno, noi la percepiamo come un disturbo e in genere abbiamo soltanto uno scopo: far sparire al più presto ciò che disturba (il disturbo). L’uomo non vuole avere disturbi, e in questo modo comincia la lotta contro il sintomo.»[28] Ma la verità è che il sintomo è una spia luminosa che accendendosi ci indica – simbolicamente – quella parte della nostra psiche dove dobbiamo lavorare, dove si è formato uno squilibrio da correggere.

  Nella stessa opera, gli autori giungono a questa conclusione:  «Il corpo è quindi il piano di espressione e realizzazione della coscienza e quindi anche di tutti i processi e i mutamenti che avvengono nella coscienza.»[29] E aggiungono: «Così come tutto il mondo materiale è soltanto il palcoscenico su cui prende forma il gioco delle immagini primigenie che in questo mondo diviene allegoria, analogamente anche il corpo materiale è il palcoscenico sul quale si esprimono le immagini della coscienza. Quindi se una persona nella sua coscienza viene a mancare di equilibrio, questa situazione diviene visibile e sperimentabile nel corpo.»[30]

  Perciò «Un ammalato ha sempre qualcosa che non va, e questo qualcosa è nella sua coscienza; se tutto andasse bene sarebbe sano, cioè integro e perfetto.»[31] Quanto ai sintomi in se stessi, «Se abbiamo il coraggio di ascoltarli e di entrare in comunicazione con loro, diventano dei bravissimi maestri sulla via che porta alla vera guarigione. Dicendoci che cosa in realtà ci manca, facendoci capire ciò che dobbiamo consapevolmente integrare, ci danno la possibilità di rendere i sintomi stessi superflui grazie a processi di apprendimento e consapevolezza.»[32]

  Purtroppo, «la medicina ufficiale evita con cura di interpretare il sintomo»[33], sicché quando in un paziente si manifesta un disturbo i medici ricorrono ai farmaci o alla chirurgia. Ma queste azioni sono di utilità solo temporanea. Se si vuole guarire veramente il disturbo è necessario scoprire quale stato d’animo negativo lo ha cagionato, quale tensione psichica, quale squilibrio interiore, quale problematica esistenziale del paziente lo ha provocato.

  Thorwald Dethlefsen e Rüdiger Dahlke fanno questo esempio:

«Un’automobile possiede diverse spie che si accendono soltanto quando un’importante funzione dell’automobile non funziona più come dovrebbe. Se durante un viaggio si accende una di queste spie, la cosa non ci fa nessun piacere, in quanto si tratta di un segnale che ci sollecita a interrompere il viaggio. Nonostante il nostro comprensibile malumore sarebbe però sciocco prendercela con la spia: in fondo ci informa di un processo che altrimenti non saremmo stati capaci di individuare tanto presto, perché si svolge in una zona a noi “invisibile”. La spia accesa ci induce quindi a chiamare un meccanico, cosi che dopo il suo intervento la spia rimanga spenta e noi possiamo proseguire tranquillamente il nostro viaggio. Sarebbe però un grosso guaio se il meccanico si limitasse ad eliminare la lampadina che ha fatto accendere la spia. La spia in questo caso sarebbe spenta – e questa era una cosa che desideravamo – ma il mezzo con cui lo scopo è stato raggiunto è troppo brutale e primitivo. È più ragionevole riparare il guasto che eliminare la spia. Per riparare il guasto occorre analizzare tutto il motore per renderci conto di che cosa non è in ordine. Era questo che la spia accesa voleva indurci a fare.»

  «Il sintomo corrisponde in pieno alla spia della nostra automobile. Qualunque cosa si manifesti nel nostro corpo sotto forma di sintomo, è espressione visibile di un processo invisibile, di qualcosa che non è in ordine e che quindi dobbiamo analizzare. Anche in questo caso sarebbe sciocco prendersela col sintomo, e sarebbe addirittura assurdo volerlo eliminare rendendo impossibile la sua manifestazione. Il sintomo non deve essere represso, ma reso superfluo. Per ottenere questo, bisogna però distogliere lo sguardo dal sintomo e concentrare l’attenzione più in profondità, se si vuol capire quello che il sintomo vuole indicare. Il problema della medicina ufficiale consiste proprio nell’impossibilità di fare questo passo, essa è troppo affascinata dal sintomo. (…)»[34]

Le malattie devono «fare il loro corso»

Il sintomo di una malattia è dunque l’espressione di un processo psichico doloroso, di un conflitto o di uno squilibrio interiore risolto il quale spesso scompare anche il sintomo. Il più delle volte, difatti, i conflitti interiori si risolvono da soli, e insieme ad essi si risolvono anche i disturbi corrispondenti (i malati guariscono). In questo senso, la malattia è un’esperienza catartica, un processo di purificazione interiore del tutto naturale.

 Corpo e Spirito dualismo 11 Secondo la Bailey, «la malattia è soprattutto lo sforzo naturale del corpo fisico per trovare sollievo e liberarsi dalle pressioni interne, dalle inibizioni soggettive, dalle repressioni segrete»[35]; essa consiste insomma nello sfogarsi sul piano fisico di certi squilibri e di certi malesseri del piano psichico o del piano funzionale o animico.

  «La malattia insorge quando la vita dell’Anima non ha libero corso»[36]; essa è dunque una naturale valvola di sfogo, un espediente che scongiura il pericolo di una congestione energetica.

  «Quando l’uomo sovvertirà il modo consueto di concepire la malattia e l’accetterà come un fatto naturale, comincerà a operare secondo la legge di liberazione, con quel giusto pensiero che conduce alla non-resistenza» scrive la Bailey. «Oggi invece, il potere del suo pensiero diretto e l’intenso antagonismo alla malattia non fanno che dare energia alla difficoltà.»[37]

  Ecco perché, quando non mettono in pericolo la vita, è bene accettare le malattie e lasciarle sfogare, perché più le rifiutiamo e andiamo dal medico e inghiottiamo farmaci e facciamo radiografie, esami e così via, più prolunghiamo i tempi di permanenza di quei disturbi. Essi devono fare il loro corso, giacché «l’antagonismo alla malattia semplicemente la rafforza.»[38]

La panacea universale

La Bailey assicura che «man mano che l’attenzione umana si eleverà verso i valori superiori, il veicolo fisico migliorerà immensamente e la buona salute — per mezzo della vita ritmica, del giusto pensiero e del contatto con l’anima — si stabilizzerà in modo permanente.»[39]

     «Quando egli (l’uomo) riorienterà il suo pensiero alla verità e all’anima» scrive la grande teosofa, «le malattie del piano fisico cominceranno a scomparire.»[40]

     Insomma, la panacea universale è l’elevazione della polarizzazione della coscienza (ciò significa trasferire tale polarizzazione dal corpo alle componenti più elevate dell’essere umano), la «crescita» spirituale e quindi il «dare spazio» all’anima, alle nostre esigenze più intime ed inibite. Attenzione, questo non vuol dire soddisfare il bieco egoismo della personalità o la lussuria del corpo, ma fare ciò che è giusto per noi, ciò che sentiamo come la nostra «missione» in base alla nostra natura più autentica e profonda.

  Se invece ci si limita a intervenire sull’elemento fisico, se i conflitti interiori non vengono risolti e i sintomi vengono eliminati per mezzo di un’azione chirurgica o farmacologica che interessa solo il lato esteriore (corporeo), trascurando il lato interiore (psichico) del soggetto, allora si avrà quel che si dice uno «slittamento dei sintomi» e quel conflitto si ripresenterà manifestandosi nell’organismo del soggetto secondo modalità differenti, perché come scrivono Dethlefsen e Dahlke, «un sintomo può essere vinto dal punto di vista funzionale o addirittura bloccato a livello preventivo, e allora il problema corrispondente sceglie un’altra forma di realizzazione»[41].

 Cause contingenti e cause permanenti

  Così quando ci dicono che i batteri causano le infezioni e che le radiazioni favoriscono l’insorgere dei tumori, tutto ciò è vero, sì, ma solo a livello materiale. A livello materiale, i batteri e le radiazioni causano le infezioni e i tumori, d’accordo, ma il loro apparire nella realtà soggettiva dell’individuo e il loro intaccare l’equilibrio del suo corpo hanno a loro volta cause psichiche o animiche.[42]

Corpo e Spirito dualismo 3  I batteri le radiazioni costituiscono solo le cause contingenti e materiali, giacché le cause permanenti sono psichiche o spirituali[43]. La materia si adatta allo spirito[44] e si organizza in modo da formare le sue proprie cause, ma è lo spirito che le dà l’ordine di muoversi.

   Se a livello psichico o spirituale vi fossero i presupposti per un disturbo o per una malattia, anche qualora eliminassimo le cause materiali che conosciamo, tale disturbo si manifesterebbe ugualmente trovando nuove cause materiali. Anche se eliminassimo fino all’ultimo batterio, anche se ci proteggessimo da ogni genere di radiazione, si verrebbero a formare altre cause materiali, diverse da queste.

  Perciò le malattie – soprattutto quelle croniche – sono veramente risolvibili solo rimuovendone le cause psichiche o animiche, correggendo quegli atteggiamenti che sono all’origine dei disturbi, ripristinando l’equilibrio interiore, rinfocolando l’entusiasmo e la gioia di vivere che costituiscono lo stato naturale dell’uomo.[45] Come abbiamo visto, spesso è necessario che il soggetto cambi radicalmente vita, che riporti la sua esistenza sul binario giusto.

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna