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ANIMA E CORPO: Un dualismo irrisolto all’origine delle malattie?

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Le malattie e la concezione soggettiva della realtà

Se infine esaminiamo la questione alla luce della concezione soggettiva della realtà, cioè tenendo presente che il mondo è una creazione della mente, una proiezione individuale, ci accorgiamo che il corpo è senz’altro parte di questa creazione della mente, parte della proiezione individuale, e che per di più, entro questa proiezione, esso è anche il nostro principale punto d’osservazione, e cioè quello che, proprio a causa della sua sensibilità, ingenuamente consideriamo il nostro punto di contatto con un «esterno» e con «altri» esseri viventi, ma che in realtà non è affatto separato da ciò che lo circonda e che in fin dei conti è soltanto una finestra su noi stessi.

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     Dunque, i disturbi e le malattie che colpiscono il nostro corpo possono essere considerati rappresentazioni dei difetti intrinseci del nostro punto di osservazione, effetti dell’imperfezione della lente attraverso la quale guardiamo l’altra parte di noi stessi (il mondo), sintomi di una visione distorta, di un modo errato di affacciarci alla finestra (una finestra che ha forma umana) della nostra coscienza, i cui vetri spesso sono sporchi e alterano ciò che abbiamo davanti agli occhi.[10]

Malattia del corpo, malattia dell’anima

Niente di ciò che si manifesta nel corpo è casuale. Ogni attrito esteriore è sintomo di un attrito interiore, di un conflitto irrisolto, di una infelicità o di una frustrazione. Basti pensare a questo: se si è felici non ci si ammala tanto facilmente. In compenso, il sistema immunitario si indebolisce quando si è tristi o scoraggiati, e questo è un fatto che persino i medici sono disposti ad ammettere. Del resto, se tutto ciò che si manifesta all’esterno dell’uomo è un riflesso di ciò che avviene all’interno dell’uomo (nella sua interiorità), allora vien da sé che chi è spiritualmente sano si mantiene giovane e in buona salute più a lungo di chi non lo è.

Astrologia Esoterica     Non a caso, Alice Bailey parla «delle origini interiori della malattia, di quegli stati di coscienza (e non solo mentali) che inducono un cattivo funzionamento dell’organismo, e infine generano cattive condizioni.»[11]

     La Bailey afferma: «Ben pochi disturbi del corpo fisico denso sorgono da quel corpo», e dice: «Alcuni (disturbi) derivano direttamente da quello eterico[12], ma a questo stadio dell’evoluzione la maggior parte delle malattie ha origine nel corpo emotivo e la parte rimanente in quello mentale.[13] Generalizzando potremmo dire che: il 25% delle malattie che affliggono la carne sorge nel corpo eterico, il 25% sorge nel corpo mentale e il 50% ha origine nel corpo emotivo.»[14]

     «Molte, e forse la maggioranza delle malattie che affliggono l’uomo ordinario hanno cause astrali[15], o sono provocate da desideri ben definiti»[16] scrive la Bailey in un altro testo.

     Di sicuro c’è che ciò che avviene nell’interiorità influenza sempre l’esteriorità, cioè la salute del corpo e l’aspetto fisico, e un conflitto interiore si traduce in disturbi di vario genere.

     Per esempio, da quando mi sono messo l’anima in pace e ho deciso di seguire la mia strada sono molto più felice, e questo buon umore giova anche alla mia salute, perché mi ammalo di meno. Nel corso dell’ultimo anno, per esempio, mi sono buscato solo un raffreddore, da cui per giunta sono guarito a tempo di record, e sebbene in autunno non mi sia vaccinato non mi sono buscato l’influenza.

  «Il corpo astrale (emotività) è, per la maggioranza del genere umano, l’elemento determinante da considerare. In esso risiedono molte cause di malattia, poiché ha potenti effetti predisponenti sul corpo vitale o eterico»[18] ha scritto Alice Bailey.

  «È chiaro che atteggiamenti emotivi errati e un generale stato patologico del corpo astrale[19] siano potenti fattori di disturbi e malattie» afferma inoltre la Bailey. «Questo perché i corpi vitali o eterici delle masse umane sono soprattutto governati e attivati dall’azione del corpo astrale. L’agitazione in quel corpo, le attività violente per impeto di collera o temperamento, le irritazioni prolungate o gli stati d’ansia, riversano correnti di energia astrale entro e attraverso il centro del plesso solare, ponendolo in condizione di grave disordine. A sua volta, questo agisce sullo stomaco, sul pancreas, sul condotto biliare e sulla cistifellea. Pochi sono gli uomini (forse nessuno, in questo particolare periodo) che non soffrono di cattiva digestione e che non risentono affezioni gastriche o disturbi epatici.»[20]

 E aggiunge: «Cause dell’acidità cui molti vanno soggetti sono la tendenza alla critica, le violente antipatie, gli odi generati da invidia o da un complesso di superiorità.»[21]

  In un altro punto dello stesso testo, invece, dice: «Amarezza, disgusto, avversioni, frustrazioni, producono molte delle condizioni tossiche prevalenti e uno stato di intossicazione generale e di salute cagionevole cui molti sono abitualmente soggetti. (…) La cura per questa condizione sta in questa semplice parola: accettazione. Non va intesa come uno stato negativo di rassegnazione a una vita inattiva e inerte, bensì come accettazione positiva (nel pensiero e nell’espressione pratica) di uno stato di cose che sembra, al presente, inevitabile.»[22]

  Naturalmente, se le cose stanno così, la psicologia può essere d’aiuto persino di più della farmacologia e della chirurgia, sebbene queste ultime siano indispensabili ed insostituibili nei casi critici, e cioè nei casi in cui il malessere si è già trasferito dal piano psichico al piano fisico denso e minaccia la vita del paziente.

  Infatti, se per prevenire il manifestarsi di uno squilibrio sul piano fisico è opportuno guarire la psiche del soggetto, allorché lo squilibrio si è cristallizzato nella materia densa non si può fare altro che ricorrere al farmaco o all’intervento chirurgico. Per operare al meglio è dunque opportuna una stretta cooperazione fra il medico e lo psicologo.

   Così, secondo la Bailey, la tecnica della guarigione non sarà perfetta «finché una solida preparazione di tecnica medica, chirurgica e neurologica non sia combinata con un sapere psicologico altrettanto ben fondato, oltre a un tanto di visione spirituale.»

 «Il medico e il chirurgo ideali sono anche metafisici; l’assenza di questa combinazione spiega molta della confusione e dei problemi odierni» afferma la grande teosofa, e poi avverte: «D’altro canto, il guaritore metafisico è oggi così accentrato su ciò che non è il corpo, che finisce per essere assai meno utile al malato del medico ordinario.»[23]

Il numero vertiginoso dei tumori ci dice qualcosa della società in cui viviamo, e cioè che si tratta di una società di persone infelici

  Il riflettersi delle qualità e delle esperienze dello spirito nelle caratteristiche e nelle esperienze del corpo è oggetto di studio da parte di quella scienza che gli esoteristi chiamano «fisiologia occulta».

Breast cancer cell   Esiste una corrispondenza precisa fra ciò che si sperimenta nell’animo e ciò che si manifesta nel corpo. Anzi, si può dire che in linea di massima il corpo rispecchia fedelmente l’animo e che ogni malattia è espressione di uno squilibrio interiore più o meno pronunciato. Ecco perché il numero vertiginoso dei tumori ci dice qualcosa della società in cui viviamo, e cioè che si tratta di una società di persone infelici.

   Non c’è dubbio che il modello di vita occidentale ci vorrebbe tutti uguali come i bulloni, o per lo meno come serie differenti di bulloni tutti uguali. Infatti, il vigente sistema economico, l’ineludibile configurazione sociale cui di necessità conduce la convivenza e la coabitazione civile di milioni di individui in una stessa nazione, con i suoi schemi prestabiliti, le sue convenzioni, restrizioni e interdizioni, tutto ciò tende a incasellare gli individui entro «stampi» più o meno tipizzati e omologati, a farli corrispondere a questo o a quel modello unificato. È facile capire con quale facilità questo prototipo sociale finisca per ignorare le «singolarità» della personalità e per trascurare le esigenze più profonde dell’interiorità delle persone, reprimendone l’indole e soffocandone la voglia di vivere, al punto che, soprattutto oggi, un certo grado di ribellione agli standard è non solo salutare, ma anche necessario alla sopravvivenza dell’individuo.

  Nei suoi scritti, Alice Bailey insiste «sulla guarigione psicologica, sulla necessità di curare la vita interiore del paziente, poiché la legge principale che sottostà a tutta la guarigione occulta è la seguente: Ogni malattia è il risultato dell’inibizione della vita dell’anima, e ciò vale per tutte le forme in ogni regno. L’arte del guaritore consiste nel liberare l’anima, sì che la sua vita possa fluire attraverso l’aggregato di organismi che compongono ogni specifica forma.»[24]

  «Il benessere fisico segue automaticamente il benessere spirituale»[25] dice Srila Prabhupāda, così non c’è dubbio che questo genere di problema (il tumore) vada curato dall’interno ancor prima che dall’esterno: esso infatti nasce dall’interno, cioè dall’interiorità, cosicché per guarire veramente è necessaria una significativa correzione dell’assetto interiore, una risposta psicologica forte, una decisa reazione dello spirito; sovente è anche opportuno un cambiamento radicale del modo di vivere, in modo da resettare il tipo di vita interiore ed esteriore che ha condotto a quel disturbo e da iniziare un tipo di vita completamente nuovo.

     Per un’analisi più dettagliata di questa malattia rimando al libro Malattia e Destino di Thorwald Dethlefsen e Rüdiger Dahlke (Edizioni Mediterranee) e all’interpretazione che ne viene data nel capitolo corrispondente[26].

     Tale interpretazione pone l’accento sul fatto che la malattia è uno specchio dell’uomo e del suo modo di vivere, e fa notare che sovente le cellule cancerogene si comportano nei confronti dell’organismo nello stesso identico modo in cui si comporta l’uomo nei confronti dell’umanità nel suo complesso e del proprio habitat, abbandonandosi a un’espansione irriguardosa ed irresponsabile e perseguendo il proprio benessere a scapito di quello degli altri e dell’intero organismo (l’umanità o il pianeta) di cui egli stesso è parte. Si osservi come ciò non sia che uno dei tanti riflessi del principio ermetico secondo il quale «ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso».

     La proporzione insomma è la seguente: le cellule degli individui affetti da tumore nuocono al loro organismo così come questi individui nuocono all’organismo di cui sono parte; le loro cellule sono disfunzionali nell’ambito del loro organismo così come loro sono disfunzionali nell’ambito dell’organismo-umanità e dell’organismo-pianeta.

  Infatti, nella concezione esoterica, ogni essere umano – e in generale ogni forma terrestre – è la cellula di un organismo più vasto, e cioè dell’organismo planetario, entità che possiede un suo grado di coscienza definito e per noi inaccessibile.

  D’altronde, anche noi esseri umani siamo costituiti da un certo numero di cellule le quali – pur essendo esseri a sé stanti dotati di un certo grado di autonomia – vivono senza sapere di formare un organismo immensamente più grande che si chiama «uomo». Bene, lo stesso vale anche per noi esseri umani in rapporto all’entità planetaria.

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna