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T2 Trainspotting 2 – Dietro la nuova occasione di Boyle…

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T2 Trainspotting 2 – Dietro la nuova occasione di Boyle…

Ci sono sfide nel mondo del Cinema che sarebbe meglio non cogliere mai.
Per paura di un tonfo al botteghino magari o per paura di non essere più compresi o forse meglio per una semplice onestà intellettuale dopo che si è stati già baciati dalla fortuna per entrare nell’olimpo dei simboli di un’epoca di passaggio fra vecchio e nuovo millennio. E non importa nemmeno il cognome che siede in regia. Importa essere sicuri di avere davvero le carte vincenti in mano per tentare un’ulteriore giocata rischiosa dopo che si è già vinto abbastanza.
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E non essendo una scienza esatta , il Cinema non impone regole eppure una norma sacrosanta potrebbe comodamente diventare : “se devi fare un sequel fallo subito”.

Altrimenti subentra il solito, eterno quesito di sempre. Perché proprio adesso?

Cosa spinge un Danny Boyle dopo anni di sperimentazione e l’abbuffatta vincente di The Millionaire a tornare nella Edimburgo di adesso cercando uno spaccato di quattro vite sgangherate ancora ferme ad una truffa mal riuscita ? perché un salto così ampio tra la fine degli anni ’90 e questo secondo decennio del 2000 dove tutto è diverso e dove la nostalgia lascia spazio forse al senso di pena di soli ricordi di birre andate e dosi iniettate in vena.
Quattro pseudo amici che una volta scappavano a gambe levate dalla polizia adesso sono magicamente lì. Sempre sfigati e senza la pretesa di diventare simbolo di una generazione. Magicamente avviene il ritorno incosciente di Renton con dietro l’angolo tre canaglie che ancora sopravvivono come Spud,  Sick Boy e Begbie.
Sempre quattro pseudo amici al bar ma stavolta più imbolsiti e stonati di prima. Come una partita di calcio fra vecchie glorie o come le reunion che ogni tanto ci propina qualche band epocale del rock quando meno ce lo aspettiamo.
T2 Trainspotting 2  - Dietro la nuova occasione di Boyle...
Passi anche che stiamo parlando di un soggetto nuovamente non originale tratto dal romanzo di Irvine Welsh “Porno” ma perché ? Perché trovare per forza una trasposizione filmica quando tutto è cambiato. Edimburgo stessa è cambiata. I gusti del pubblico sono cambiati e comunque abbiamo gli stessi volti attoriali che troverebbero maggiore credibilità in altri vesti e contesti?  Perché sprecare tutto per esigenze sicuramente di botteghino o per ricreare dei revival o delle new wave che fondamentalmente nessuno ha chiesto…
Difatti un soggetto già prestabilito ruota intorno alla riapparizione di Renton e di una vendetta che si vorrebbe consumare dopo la sua fuga di vent’anni fa lungo il Tamigi con una borsa piena di sterline ai danni del gruppo di sbandati. E come recita proprio Spud in una frase che segna questo “contro cult” verso la fine delle sequenze : “C’è un’occasione e poi c’è un tradimento”.
E per la nostra mente da nostalgici o incoscienti come dir si voglia , questo T2 è di per sé una occasione che diventa purtroppo tradimento verso un seguito ingiusto e gestito solo in termini di manierismo fatto di musiche rock e qualche movimento di macchina da presa per far divertire Boyle. Il resto è solo questione di battute estreme e nuovi colpi da progettare fra l’ira di Begbie,  la faccia da schiaffi di Simon,  il disincanto di Renton e l’inconsistenza di Spud che dopo una vita di eccessi ha anche la presunzione di riscoprirsi poeta.
Unico elemento di rottura , una ragazza bulgara,  partner occasionale di Simon e unica personalità credibile in un mix patetico fra ex dannati.
Non basta farsi accompagnare da una colonna sonora neanche innovativa che ancora scomoda lo zio Iggy Pop per tornare ancora di tendenza. Come non basta riesumare e riadattare il monologo di Renton sulla morale dello “scegliete una vita” trasposto ai giorni nostri e usato per giustificare quattro anime dannate rispetto alla piattezza dilagante di ragazzi in sospeso adesso fra Facebook e Twitter e acquisti inutili. Cosa è peggio ?
Forse è peggio tornare sul luogo del crimine e venderci come operazione nostalgia quello che doveva rimanere rappresentativo degli anni ’90  senza mezzi termini.
Troppo poco per costruire un sequel e troppo riflessivo al tempo stesso rispetto alla spregiudicatezza del primo capitolo da sembrare fuori luogo.
T2 Trainspotting 2  - Dietro la nuova occasione di Boyle...
Un soggetto che può praticamente stuzzicare il palato dei soli fan di Boyle o degli ex universitari che sulla fine dei nineties avevano salutato il T1 come la nuova “Arancia Meccanica”. Peccato che il maestro Kubrick fosse decisamente più eclettico e contrario ad una industria dedita alla serialità e il facile commercio. Potranno gioire magari i fans di Irvine Welsh che si è addirittura mostrato entusiasta contribuendo a dare qualche dritta sul set, ma chi ci perde è il neofita obbligato ad entrare nello spaccato di vita di persone di una generazione prima e poi scoprire che in fondo non sono riuscite a realizzarsi in nulla. Perché forse la vita è stata ingiusta per un mancato affetto ed educazione. O perché la Gran Bretagna rimane un contesto difficile in cui vivere e rapportarsi al prossimo. Resta anche il fatto che in questo seguito non c’è nemmeno uno stralcio o richiamo ad una analisi sociale di degrado e insicurezza che diventavano valore aggiunto trasmettendo alienazione e sofferenza periferica.
Il senso di alienazione viene a scomparire in questo caso per concentrarsi solo ed esclusivamente su un regolamento di conti fra quattro vecchi teppistelli di periferia da mandare subito in pensione.
Unica magra consolazione resta la “Lust for life” dello zio Iguana che chiude in maniera circolare una serie di conflitti da riporre in un cassetto e dimenticare presto se possibile. Dimenticabili ma non più rimborsabili come un debito che rimane decisamente aperto o un contropaccotto che in questo decennio in cerca di nuovi soggetti davvero non ci meritiamo.
Ma d’altronde come ha detto il buon vecchio Spud “dietro un’occasione (purtroppo) c’è un tradimento”.
Non resta che smaltire un’altra sbornia.
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Simone Sollazzo