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Roma, il bianco e nero di Alfonso Cuaron a Venezia 75

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Roma, il bianco e nero di Alfonso Cuaron a Venezia 75

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Una ragazza dai lunghi capelli neri lava il pavimento di un cortile, poi sale le scale e riordina una bella casa, nel quartiere messicano chiamato Roma. Inizia così il film di Alfonso Cuaron, tornato in concorso a Venezia a distanza di cinque anni da “Gravity“.

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Qui cambia completamente direzione, con un lavoro tutto in bianco e nero, in formato digitale 65 mm, di cui ha curato non solo la regia, ma anche il montaggio e la stessa fotografia. ” Ho avuto un occhio privilegiato nel fare tutto” ha dichiarato il regista messicano in conferenza stampa a Lido. In 135 minuti rievoca ricordi d’infanzia, sprazzi di vissuto in una casa borghese dei primi anni ’70, e lo fa con immagini spettacolari che sembrano altrettanti dettagliati quadri per ogni flash. 

Il bianco e nero è lo stile della memoria, esplicato attraverso la lingua mizteca usata dalle due ‘ non attrici ‘ di origine nativa americana, le domestiche di questa grande casa e protagoniste delle vicende della famiglia.

Racconta la storia di Cleo, giovane governante indigena, ispirata alla figura della bambinaia di Cuaron, interpretata da Yalitza Aparicio, nella vita non attrice professionista ma formatrice. Rimasta incinta, la giovane viene lasciata sola dal fidanzato, contemporaneamente anche la padrona di casa vive l’abbandono del marito, mentre esplodono le violenze dei militari contro il movimento studentesco.

Roma, il bianco e nero di Cuaron a Venezia 75

C’è la contrapposizione tra i due mondi che convivono; la borghesia del tempo e la classe più povera, ma le situazioni sono ancora attuali, il contesto resta lo stesso, che sia oggi o negli anni ’70.

È il dolce amarcord personale di Cuaron, intimo e non assoggettato alle dinamiche classiche della narrazione cinematografica.

La cosa interessante di questo film è stato il processo legato alla memoria” ha rivelato Cuaron in conferenza stampa,” si tratta di una memoria che si avvicina al presente, contemporanea, e Cleo ne fa parte. Quando cresci con una persona che hai amato non metti in discussione la sua identità; ho voluto raccontare e vedere Cleo come una donna, le cui origini indigene e l’appartenenza a una classe povera sono il substrato in cui mi sono formato. Da piccolo la consideravo come la mia mamma, ma qui ho voluto analizzare la sua condizione. Nella mia famiglia erano le donne che portavano avanti la casa, gli uomini non si vedevano“.

Il film non è nostalgico, e ” il personaggio vive davvero la sua storia” come spiega Cuaron, tant’è vero che il cast non ha mai letto la sceneggiatura, a favore di una recitazione istintiva.

Roma, il bianco e nero di Cuaron a Venezia 75

Il film è stato criticato per esser uscito targato Netflix , ma il regista premio Oscar ha risposto dicendo che:

uscirà in sala in alcuni stati, ma un film in bianco e nero, che non è esattamente un dramma , o film di genere, avrà una difficile distribuzione , mentre Netflix da possibilità a molte persone di poterlo vedere. Cuaron ha aggiunto:” E voi i film di Truffaut dove li avete visti? In sala o sui vostri computer?”

Luisa Galati

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luindi

Giornalista pubblicista, laureata in filosofia. Sempre a caccia di novità nel campo dell'attualità, dell 'arte e soprattutto in ambito cinematografico..