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LA CULTURA DELLE ARMI IN SVIZZERA



LA CULTURA DELLE ARMI IN SVIZZERA

Prendendo spunto dall’articolo di Massimo Dallaglio “Il capo dell’esercito svizzero invita i cittadini ad armarsi” penso sia opportuno approfondire l’argomento, sottolineando, che in Svizzera, nonostante un grave episodio nel 2001, il referendum anti armi che seguì non è riuscito nel suo intento. Ormai è più che assodato: c’è un a cultura delle armi in Svizzera e il cittadino svizzero non rimarrà mai disarmato.

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Anche se in Italia non si può parlare di un vero e proprio dibattito sulle armi (di fatto è proibito detenerle se non per qualche eccezione e sempre più difficile è ottenere il porto d’armi per il comune cittadino) i nostri vicini svizzeri non sono minimamente in procinto di deporre gli armamenti personali. Le armi sono onnipresenti in questa nazione neutrale, ed il tiro sportivo al poligono viene da decenni considerata un’attività ricreativa sana e divertente per le persone di ogni età.

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LA CULTURA DELLE ARMI IN SVIZZERA 2La differenza è paradossale: in Italia, che ha militari armati impegnati in missioni in tutto in mondo, chiunque manifesta un certo interessamento alle armi da fuoco viene guardato come un violento o un delinquente mentre in Svizzera, sinonimo di neutralità, ognuno detiene tranquillamente pistole e fucili e si reca al poligono come da noi allo stadio. Infatti, sebbene il paese elvetico non è stato coinvolto in un conflitto armato sin dal 1847 (guerra del Soderbund), gli svizzeri sono tutt’oggi molto fieri non solo per il loro diritto di possedere armi, ma anche per poterle portarle liberamente in pubblico. Questa accettazione di orgoglio generale, fa sì che nessuno possa scandalizzarsi alla vista di un civile su di un autobus, in bicicletta o in moto che si reca al poligono con un fucile a tracolla.

La Svizzera segue solo USA, Yemen e Serbia nel numero di armi pro capite; in un paese di soli 8 milioni di persone, si stima vi siano addirittura 4,5 milioni di armi da fuoco in circolazione, di cui 2,3 milioni di armi da guerra. In Italia, su 60 milioni di abitanti, vi sono oggi circa 1,1 milioni di armi da fuoco, perlopiù fucili da caccia o armi sportive, mentre quelle da difesa personale sono solo circa 20 mila.
Eppure, nonostante questa alta proporzione tra numero di abitanti e armi possedute, il tasso di violenta criminalità in Svizzera è basso: dati delle Nazioni Unite del 2011, riportano circa 0,5 omicidi da arma da fuoco per 100.000 abitanti. In confronto, il tasso in Italia nello stesso anno è stato circa 0,7 per arrivare addirittura a 5 per gli Stati Uniti.

Come spiegare questi dati? A differenza di altri paesi pesantemente armati, il possesso di armi della Svizzera è profondamente radicato in un senso del dovere patriottico e l’identità nazionale. Le armi sono ancora oggi custodite in ogni singola abitazione a seguito della storica e consolidata convinzione che i nemici potessero invadere la piccola confederazione in modo rapido; così, ogni cittadino-soldato doveva essere in grado di difendere prontamente la propria strada e quartiere.
Non dimentichiamo che gli storici asseriscono che la Svizzera è stata risparmiata dall’invasione nazista perché ogni uomo era armato e addestrato a sparare.

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La tradizione della “pistola in ogni armadio” è stata però contestata nel 2001, dopo che un cittadino ha aperto il fuoco con il suo fucile militare all’interno di un parlamento regionale, uccidendo 14 persone e ferendone altrettante. Si tratta, in ogni modo, dell’unico incidente del genere nella storia recente della Svizzera. L’opposizione che ne è derivata nell’immediato, ha guidato ad una legislazione sulle armi più severa. I gruppi di governo a favore delle armi, hanno tuttavia sostenuto che le leggi esistenti che regolano la vendita, la proprietà e la concessione di licenze delle armi private, che comprendono il divieto di portare armi nascoste, fossero sufficientemente rigorose.

Oggi come allora, la legge consente ai cittadini o residenti legali di età superiore ai 18 anni che non hanno precedenti penali o malattie mentali, di acquistare fino a tre armi da un rivenditore autorizzato, con l’eccezione di armi da fuoco pesanti, che sono vietate. Le semiautomatiche, che hanno causato il caos negli Stati Uniti, possono invece essere legalmente acquistate e detenute. Impensabile in Italia, dove ormai il porto d’armi da difesa non viene più rilasciato nemmeno a persone a rischio quali gioiellieri o chi ha ricevuto concrete minacce. Anche in Svizzera, però, dal 2008, tutti i militari – ma non i privati cittadini – che detengono il proprio fucile da guerra a casa, devono conservare le munizioni in arsenali centrali piuttosto che nelle proprie case.

LA CULTURA DELLE ARMI IN SVIZZERA 2Il dibattito è culminato in un referendum nazionale nel 2011, quando il 56% dei votanti ha respinto la proposta avviata da organizzazioni anti armamento di vietare completamente la detenzione delle armi lunghe nelle private abitazioni.

Anche se le armi sono responsabili per circa 2/300 suicidi ogni anno in Svizzera, il governo afferma che queste statistiche devono essere considerate in una prospettiva più ampia, soprattutto perché questi proiettili sono solo una infinitesima frazione dei 75 milioni di munizioni che vengono sparati ogni anno durante il tiro al bersaglio militare e civile.

Uno dei motivi per il basso tasso di criminalità in Svizzera che menzionavo sopra, è la cultura della responsabilità e della sicurezza che è ancorata nella società e si tramanda di generazione in generazione. Bambini di appena 12 anni appartengono a società di tiro sportivo e si recano regolarmente al poligono. L’associazione di tiro sportivo svizzero gestisce circa 3.000 sedi e ha un’apposita sezione giovanile. Molti iscritti detengono le loro armi e munizioni a casa, mentre solo una piccola percentuale sceglie di lasciarla alla sede dell’associazione. È innegabile che nessun membro abbia mai utilizzato le proprie armi per scopi criminali. Quel senso di responsabilità sociale e civile è una delle ragioni per cui i fucili degli svizzeri non hanno mai sparato inutilmente.

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Personalmente, credo che le armi siano semplicemente degli oggetti. Impedire alla gente di possederle, o limitare la loro disponibilità, è una violazione del diritto naturale alla proprietà. Le armi in senso lato, possono assumere anche una connotazione positiva, dal momento che sono la chiave per la tutela della libertà e della proprietà privata.

LA CULTURA DELLE ARMI IN SVIZZERA 2E’ improbabile che una tirannia si verifichi in una nazione in cui le persone sono armate.

Testimonianze storiche confermano questo punto: per esempio, Adolf Hitler ha disarmato gli ebrei tedeschi come premessa del loro genocidio.

Inoltre, le statistiche dimostrano che il possesso di armi private non aumenta il numero dei crimini, anzi, quando privati cittadini sono armati e legittimati all’uso, i criminali tendono a colpire di meno perché temono gli abitanti armati molto di più delle forze di polizia.

Il diritto di detenere armi ed utilizzarle nei modi previsti dalla legge dovrebbe essere mantenuto nei paesi in cui già previsto ed esteso in tutti gli altri. L’Italia appartiene a quest’ultima categoria.

Gli sforzi libertari per ridurre la potenzialità del governo richiedono il possesso di armi private, perché queste sono l’unico, sensibile ostacolo alla crescita del potere politico.

Ovvio, quindi, che in Italia tale potere non potrà mai accordare l’armamento dei cittadini.

Davide Dall’Agata

davdalla@gmail.com

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Massimo Dallaglio

- Giornalista Ordine Nazionale Giornalisti Roma N° 111329 - Laurea in Sociologia Università di Bologna