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Il mostro di Guillermo Del Toro: The shape of water



Il mostro di Guillermo Del Toro: The shape of water

“L’acqua prende la forma di tutto ciò che la contiene in quel momento e, anche se l’acqua può essere così delicata, resta anche la forza più potente e malleabile dell’universo. Vale anche per l’amore, non è vero? Non importa verso cosa lo rivolgiamo, l’amore resta se stesso sia verso un uomo, una donna o una creatura.” –Guillermo del Toro,  THE SHAPE OF WATER

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La giornata di oggi alla 74. Mostra del cinema vede in primo piano il regista di origini messicane Guillermo Del Toro, col suo ” The shape of water“, altra opera surreale e immaginifica di un autore al 24esimo lungometraggio.



Dopo “Crimson peak”, stavolta ci racconta di un mostro, una creatura anfibia, catturata in Sud America. Ambientato nel ’62, in piena guerra fredda, ” The shape of water” vede in campo un laboratorio segreto in cui viene eseguito un esperimento sullo strano essere anfibio, in cui a fare da capo alla sicurezza è Strickland (uno spietato Michael Shannon),  il classico bianco dai saldi valori patriottici.

La creatura mostruosa appare una metafora della società contemporanea, e non è difficile pensare alla politica americana contro gli immigrati clandestini.

L’essere metà uomo e metà pesce ha un illustre antenato ne ” Il mostro della laguna nera” di Jack Arnorld del 1954, cui si ispira il regista cresciuto a monster movies.

Del Toro ammette:”quando guardavo le scene di Gill-Man ovvero l’uomo- branchia, sbirciavo Julie Adams, la ragazza col costume bianco, che incarna il mio ideale di bellezza femminile“.

Il mostro di Guillermo Del Toro: the shape of the water

Lo stesso ideale di femminilità e dolcezza lo incarna Elisa – Sally Hawkins– la ragazza muta addetta alle pulizie del laboratorio, l’unica ad avere una qualche forma di contatto col “mostro”.

I mostri sono interessanti , come afferma il regista,” sono metafore viventi“, in questo caso di un’America che nel ’62 si riteneva ” futurista” e che ancora oggi non si e’ evoluta sul razzismo, sul classismo e il rifiuto del diverso. Il regista non dimentica mai di essere messicano, e ricorda che a volte è pericoloso, soprattutto quando serpeggia un’ideale di purezza (cosa che fa pensare a pagine ben più buie della storia dell’ultimo secolo).

The shape of the water

La sua creatura non è né una divinità né un mostro, ognuno ci vede quello che vuole in modi differenti, ma porta alla riflessione cui giunge Del Toro:

” i veri mostri non sono loro, ma lo siamo noi..” 

Questo film racconta semplicemente una favola, come antidoto contro la paura, oggi come negli anni ’60, accompagnato da effetti visivi, colori, suggestioni fantastiche e la colonna sonora sempre perfetta di Alexandre Desplat.

L’amore sopra la paura è il messaggio del regista, che confida a fine conferenza stampa: ” l’immaginazione rivela molto più delle parole. E il mio film è una dichiarazione d’amore sul cinema”.

Di Luisa Galati

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luindi

Giornalista pubblicista, laureata in filosofia. Sempre a caccia di novità nel campo dell'attualità, dell 'arte e soprattutto in ambito cinematografico..